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Livorno

Renzi: «Non mi candido alle primarie». Ora sogna la presidenza a Strasburgo

Mario Neri
Renzi: «Non mi candido alle primarie». Ora sogna la presidenza a Strasburgo

Il senatore prepara la sua “Cosa” per le Europee, già pronto un tour fra i borghi italiani e un accordo con i socialisti 

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LIVORNO. Ha rotto gli indugi e non solo quelli. «Candidati al congresso, mi hanno scritto in tanti. Grazie del pensiero, ma non lo farò. Ho vinto due volte le primarie con il 70% e dal giorno dopo mi hanno fatto la guerra dall'interno. Non mi ricandido per la terza volta, ma non vado in pensione» ha scritto ieri sera su Facebook Matteo Renzi in uno sfogo-post dopo giorni di voci su voci confermando che sì, la “pazza idea” di candidarsi alle primarie Pd era veramente pazza, soprattutto a vedere i sondaggi che tirano. Tipo quello appena confezionato dall’Istituto Noto, che lo quota(va) 10 punti sotto il governatore del Lazio. In questa fantasmagorica competizione ai gazebo lui al 31%, Nicola Zingaretti al 41%. Tanto che Matteo rosica un pochetto: «Il mio errore più grande è stato non ribaltare il partito. Non entrarci con il lanciafiamme».

Sta di fatto che tra i dem in Transatlantico s’è fatta granitica la convinzione che l’ex premier si lancerà su altri lidi. Già stasera a Porta a Porta potrebbe sancire la definiva frattura sentimentale con le truppe che ormai, passato lo stordimento, son parecchio imbufalite per quel progetto di palingenesi solitaria. «Matteo ha reciso il cordone col Pd, ha compiuto la scissione individuale, ci rottama, dà vita a un nuovo soggetto politico per le Europee», dicono molti renziani, costretti oggi ad un vertice d’emergenza alla disperata ricerca di un candidato. Nessuno crede che quella frase, «le liste per le Europee le decide chi vincerà il congresso», significhi una rinuncia a creare la sua lista di Ciudadanos renzianos propiziata dai comitati civici usciti dalla Leopolda. L’ex rottamatore è tornato a citarli anche ieri. L’irritazione ha raggiunto pure il consiglio regionale e, pare, perfino Simona Bonafè. La Renzi’s Angel avrebbe un diavolo per capello. Da segretaria toscana potrebbe ritrovarsi a contendersi un seggio in Europa con il suo mèntore. Renzi non smentisce l’ipotesi di creare una sua “Cosa”.

Anzi annuncia l’uscita del libro a gennaio, quando tutti si aspettano la nascita del movimento, e un tour fra i borghi d’Italia. Tradotto: campagna elettorale. E lo farà lasciando orfani molti figli e fratelli politici, a cominciare da Luca Lotti, che della vita nova del rignanese non farebbe parte come invece parrebbe Maria Elena Boschi, una delle poche arruolate con la giornalista Rula Jebreal, l’eurodeputato Nicola Danti e Sandro Gozi, il liberal che fa da tessitore in Europa. È stato lui ad organizzare il viaggio a Bruxelles di sei giorni fa. Lì Renzi ha incontrato i leader di Liberali e Verdi e Jean-Claude Juncker (Ppe). Con Verdi e Liberali, l’En Marche macroniana e i Ciudadanos spagnoli vorrebbe costruire un cartello con cui tenere botta ai sovranisti. Ma la sua lista rischia di creare un’anomalia tutta toscana. Qui il Pd è ancora a maggioranza renziana. E la Regione si troverebbe di fatto governata da un gruppo dirigente di sua emanazione. Per questo alcuni assessori e consiglieri presto usciranno allo scoperto, recidendo l’antica fedeltà.

Sia quel che sia, a Bruxelles Renzi ha conversato con Frans Timmermans. L’incontro con l’olandese è servito a sondare l’uomo bandiera dei socialisti e a saggiare la disponibilità del Pse ad appoggiorlo per un’alta carica nell’Ue. Una disponibilità – raccontano alcuni toscani presenti a Bruxelles in quei giorni e che hanno parlato con Timmermans – che sarebbe stata accordata. Renzi infatti starebbe immaginando il suo ritorno al futuro a Strasburgo da presidente del Parlamento europeo. Al seggio possono ambire figure con un curriculum adeguato. E l’esperienza da premier gli attribuisce la caratura giusta. Certo, sempre che il fronte riesca a macinare voti. Per ora, nei sondaggi, per la sua “Cosa” non è cosa: la danno al 6%.
 

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