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Sfonda la porta di casa e violenta l’ex compagna
In carcere un 47enne livornese con l’accusa di atti persecutori, lesioni, minaccia e violenza sessuale aggravata. Era già stato ammonito dal questore
LIVORNO. Giugno, estate, un incontro, magari quello giusto per cominciare una nuova vita insieme. Novembre, piove, l’ultima violenza, quella più difficile da superare per tornare a vivere. Libera, senza di lui.
Questa storia di una 43enne livornese inizia sei mesi fa. Lei non ha un impiego fisso, ha invece dei figli da una precedente relazione. Anche lui è livornese, ha 47 anni e la passione per la bottiglia. I due iniziano a frequentarsi, senza però arrivare alla convivenza. Lei inizia ben presto a capire che qualcosa in lui non va: è geloso, troppo geloso. È ossessivo e possessivo, la prevarica in ogni occasione, le controlla il telefono di continuo, le fa la posta dove lei svolge ogni tanto qualche lavoro saltuario per controllare che lei sia dove dice di essere, e con chi dice di essere. Così facendo la spinge lontano da sé, e più lei si allontana, più cerca di difendersi, più lui si fa insistente e minaccioso. Un persecutore.
Alla fine lei riesce in ciò che tante altre donne (e uomini) nella sua condizione non riescono a fare: smette di cercare di capirlo o di cambiarlo, di giustificarlo, mette la propria incolumità al primo posto; e lo lascia. Lui non lo accetta, lei non può lasciarlo. E dalle minacce verbali, per telefono o in strada, passa a quelle fisiche. Un crescendo di violenza che non accenna a fermarsi.
Ma lei non ci sta, non vuole più subire i suoi abusi, e dice No. A chiare lettere. Così si rivolge alle forze dell’ordine, appellandosi alla normativa contro il reato di stalking, e il 20 novembre il questore Lorenzo Suraci emette un ammonimento nei confronti dell’uomo. Cerca di mettere fra sé e il suo persecutore una barriera, per fargli capire in modo chiaro e inequivocabile che la loro storia è finita. Definitivamente. Lei non lo vuole più nella sua vita.
L’ex compagno, reagisce nel peggiore dei modi.
Lei è sola in casa, lui vuole entrare. Lei non vuole, ma ciò che lei vuole per lui non conta. Così lui sfonda la porta d’ingresso e la violenta, abusa di lei per affermare brutalmente il suo dominio. Ha vinto. E invece no.
Ancora una volta lei trova la forza di reagire. Venerdì 23 racconta questa storia alla polizia, che raccoglie la sua denuncia e avvia le attività di indagine.
E sette giorni dopo, nel pomeriggio di venerdì 30 , in un bar del quartiere San Marco scatta l’arresto ad opera della seconda sezione della squadra mobile, al comando della dirigente Valentina Crispi.
L'uomoi è ritenuto «responsabile dei reati di atti persecutori, lesioni, minaccia e violenza sessuale aggravata in danno della ex compagna», e viene portato nel carcere delle Sughere, a disposizione dell’autorità giudiziaria.
Lei dovrà rivederlo ancora, questa volta però sarà in un’aula di tribunale. Questa storia ancora non è finita, ma lui non potrà più farle del male.
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