Muore la moglie ma continua a incassare l’assegno di sostegno
Livorno, l'uomo, 54 anni, è ora indagato con l’accusa di truffa aggravata. Secondo la finanza avrebbe intascato 16.500 euro dall’Asl senza averne più il diritto
LIVORNO. Difficile, anche per gli investigatori, non tenere in considerazione l’aspetto umano e dunque le possibili giustificazioni, di una vicenda che è prima di tutto un dramma familiare che adesso, però, rischia di sfociare in un brutto processo. L’indagine della sezione di polizia giudiziaria della finanza sulla presunta truffa aggravata ai danni dell’Asl commessa da un vigile del fuoco, è infatti iniziata all’indomani di un lutto che ha toccato l’indagato (non scriviamo il nome per tutelare la privacy del figlio della coppia ndr) nell’estate del 2016.
Tutto è successo quando la moglie, colpita alcuni anni prima da una malattia degenerativa, è purtroppo scomparsa. A questo punto, il contributo mensile riconosciuto alla donna ed erogato dall’Asl negli anni in cui la patologia era stata riconosciuta avrebbe dovuto essere interrotto immediatamente. Al contrario – secondo la ricostruzione del pubblico ministero Giampaolo Melchionna che ha coordinato le indagini – il marito per dieci mesi, dunque fino al maggio dell’anno successivo, ha continuato a vedersi accreditare sul conto condiviso con la moglie circa 1.500 euro, per una cifra complessiva che oggi viene calcolata in 16.500 euro.
Tra l’altro, a far a scattare gli accertamenti delle fiamme gialle non è stato – come si potrebbe immaginare e auspicare – un controllo incrociato di dati che ha permesso di evidenziare che veniva ancora erogato un assegno nonostante il beneficiario fosse scomparso l’anno precedente. Bensì è stata la Banca dove il conto era aperto a comunicare all’Asl che forse c’era qualcosa che non andava.
Scoperta la magagna è stato ricostruito tutto il meccanismo e ascoltato anche l’indagato prima di chiudere le indagini. L’uomo, in pratica, essendo delegato dalla moglie ad operare sul conto ha potuto tranquillamente prelevare il denaro che adesso però dovrà restituire all’azienda sanitaria. Ma che cosa avrebbe invece dovuto fare per non essere indagato? Nel momento in cui è avvenuto il lutto avrebbe dovuto comunicare all’Asl l’avvenuto decesso e a questo punto l’azienda avrebbe bloccato l’assegno. Certo è che da questa storia emerge la difficoltà, o l’assenza strumenti, capaci di prevenire situazioni simili. Quando invece basterebbe – al di là della buona o cattiva fede dei beneficiari – che nel momento i cui il destinatario dell’assegno muore l’assegno viene immediatamente bloccato.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
