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È boom della sifilide: «Serve un approccio responsabile al sesso»
Il dottor Pardelli: "Le pratiche sessuali devono essere improntate ad un approccio più responsabile"
LIVORNO. Per ogni donna contagiata, ci sono tre maschi che hanno l’Hiv. «In realtà, dal punto di vista anatomico, il rischio è maggiore per il genere femminile, ma il fatto che tre quarti dei contagiati siano uomini è legato agli stili di vita», spiega il dottor Riccardo Pardelli. A Livorno solo il 18% di chi ha la malattia o è sieropositivo è straniero: in particolare donne nigeriane e transessuali brasiliani che praticano la prostituzione. «Generalmente questi soggetti arrivano dai loro paesi già con la sieropositività», continua Pardelli.
Ecco che le pratiche sessuali devono essere improntate ad un approccio più responsabile. «E questo vale non solo per l’Hiv ma per tutte le malattie a trasmissione sessuale - evidenzia il responsabile della sezione Aids di terapie intensive -. I casi di sifilide che registriamo sono un’infinità».
Dopo aver avuto rapporti a rischio, che sono quelli non protetti, promiscui, con persone che non si conoscono, è fondamentale il test. «Non si deve avere paura di farlo – continua Pardelli – e non solo perché viene garantito con sicurezza l’anonimato, ma perché è utile sia per il paziente, che se scopre di essere sieropositivo precocemente ha una aspettativa di vita simile alle persona non malate, e per la comunità, avendo la possibilità di non trasmettere la malattia agli altri».
«A fine anni 90 la mortalità era quasi totale - continua -. Oggi le terapie sopprimono il virus tanto che nel prelievo esso sparisce, ma riparte se uno sospende la cura».
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