Il Tirreno

Livorno

Schiava sessuale a 4 anni per la droga. Genitori aguzzini e stupratore, tutti liberi

Stefano Taglione
Una bambina in lacrime (foto d'archivio)
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Una bambina in lacrime (foto d'archivio)

Pisa, la mamma la vende per la coca. Alla famiglia tolti tutti i figli, ma lo spacciatore presunto pedofilo è tornato a casa 

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PISA. È rimasta per ore in balia dell’orco. Di quell’orco a cui voleva bene come uno zio, che la molestava, la stuprava e riduceva in schiavitù. E lei – appena quattro anni e una vita breve già segnata dalla violenza – è scoppiata in un pianto a dirotto solo alla vista della madre. Quella stessa madre che – secondo la Direzione distrettuale antimafia di Firenze – con la complicità del compagno e padre di sua figlia l’avrebbe venduta al vicino di casa, uno spacciatore pisano di 45 anni, in cambio di una dose di cocaina.

Sono tutti a piede libero i protagonisti di questa atroce vicenda che ha sconvolto la vita di una bimba pisana. Abusata e ridotta in schiavitù dal dirimpettaio pusher (che non ha più neanche il divieto di dimora in città) con particolari raccapriccianti scritti nero su bianco negli atti della procura di Firenze, che nel 2016 ha rilevato il fascicolo dai colleghi pisani per la gravità del reato (la riduzione in schiavitù) di competenza della Dda fiorentina.

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I fatti – che hanno come protagonisti tre persone di nazionalità italiana, tutti residenti a Pisa – si riferiscono a due anni fa e sarebbero accaduti in un alloggio popolare alla periferia della città, con lo spacciatore – indagato al pari dei genitori per riduzione in schiavitù e atti sessuali con minorenne – accusato anche di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti, un reato per il quale per altro è già stato condannato in Corte di Cassazione qualche mese fa.

È stata la stessa bambina a raccontare i dettagli degli abusi agli inquirenti. Prima agli agenti della Squadra mobile di Pisa guidata dalla vicequestore Rita Sverdigliozzi, che ha avviato le indagini dopo la denuncia della mamma, poi a quelli della Direzione distrettuale antimafia.

Nell’avviso della conclusione delle indagini il pubblico ministero Eligio Paolini scrive che i tre indagati, in concorso fra loro, «esercitavano nei confronti della minore poteri corrispondenti a quelli del diritto di proprietà. Specificamente il padre e la madre vendevano» la bambina allo spacciatore «affinché questi ne abusasse sessualmente, previo ottenimento in corrispettivo di dosi di sostanza stupefacente e comunque mantenevano la minore in uno stato di soggezione continuativa costringendola a prestazioni sessuali». Il padre e la madre avrebbero «violato consapevolmente i doveri di protezione e garanzia derivanti dal loro ruolo di esercenti la responsabilità genitoriale».

La coppia – lui 36 anni, lei 26, difesi dagli avvocati Niccolò Lombardi Sernesi e Letizia Merciai – abitava in una casa popolare alla periferia della città, che dopo i fatti contestati è stata riassegnata a un’altra famiglia. I due hanno tre figli di dieci, otto e sei anni, oltre a un quarto di pochi mesi, anche se il primogenito è nato da una precedente relazione della donna.

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Dal novembre del 2016, il periodo in cui vengono contestati i reati, il Tribunale di Firenze ha tolto a entrambi i genitori la patria potestà, avviando per i minori – tranne l’ultimo per cui è in corso l’iter – le pratiche per renderli adottabili. Di fatto – è quanto emerge da fonti vicini alla procura – tre dei quattro bambini lo sono già. E la madre, dopo l’intervento dei servizi sociali del Comune di Pisa, non li vede più dal 2016, da quando sono partite le indagini. Il figlio più grande (di dieci anni) si trova in una comunità per minori in un’altra provincia della Toscana, le due figli mezzane (di otto e sei anni, quest’ultima è la piccola abusata) vivono in due differenti famiglie, mentre il neonato di pochi mesi si trova in una struttura protetta in attesa di capire quando potrà essere dato in adozione.

La madre dei bambini – difesa dall’avvocato Lombardi Sernesi – insieme al compagno con il quale è ancora legata sentimentalmente, davanti al pubblico ministero si è avvalsa della facoltà di non rispondere. Secondo lei, tuttavia, le cose sarebbero andate diversamente. La donna racconta di aver lasciato, in un pomeriggio del novembre del 2016, la figlia di quattro anni a casa del vicino, che le avrebbe dovuto mostrare dei giocattoli acquistati proprio per lei. Ma dopo qualche ora, non vedendoli più, la madre sarebbe tornata nell’appartamento del dirimpettaio dove la piccola era atterrita e in lacrime. Poi, una volta nel bagno del suo alloggio popolare, avrebbe notato le mutandine della figlia indossate al contrario, dettaglio che avrebbe poi indotto la bambina a raccontare tutto alla mamma. Da questi elementi è scaturita la denuncia alla polizia di Stato e il processo per atti sessuali con minorenne, riduzione in schiavitù e spaccio di stupefacenti.

 

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