Sub morì sotto la Concordia Tecnico livornese condannato a un anno
Rito abbreviato per due degli imputati in relazione al decesso di Franco Israel Moreno, avvenuta nel cantiere della nave nel febbraio 2014
Grosseto
Condannato a un anno (con pena sospesa) Giampaolo Munafò, livornese, imputato in qualità di coordinatore per l’esecuzione dei lavori e coordinatore per la sicurezza nelle operazioni di rimozione della Costa Concordia per la morte del sub spagnolo Franco Israel Moreno, 42 anni, avvenuta il 1 febbraio 2014 a Isola del Giglio. Per lui anche 6mila euro di ammenda per alcuni dei reati contravvenzionali di cui era imputato.
Assolto invece l’ingegner Franco Porcellaccia, che era responsabile delle operazioni di rimozione della nave, per non aver commesso il fatto; e i reati contravvenzionali a lui contestati non sussistono. Lo ha deciso, al termine dell’udienza con il rito abbreviato, il giudice Marco Mezzaluna.
Era stato lo stesso pm Arianna Ciavattini a sollecitare la condanna di Munafò (1 anno e 4 mesi più 12 mila euro di ammenda) e l’assoluzione di Porcellacchia. Porcellacchia era difeso dall’avvocato Ermenegildo Costabile, Munafò da Paolo Munafò. Motivazioni entro il 20 dicembre.
Si apre invece il 4 dicembre il processo davanti al giudice Andrea Stramenga per gli altri sei imputati: Paulo Ricardo De Assuncao, James Stephen Conroy, Silvio Bortolotti e Claudio Bortolotti, Todd Allen Bush, Paw Renè Jakobsen, amministratore della società subappaltatrice dei lavori subacquei nel cantiere e datore di lavoro di Israel Moreno Franco. Tutti per cooperazione colposa in omicidio colposo. In giudizio anche le società Underwater Contractors Spain, Titan Maritime e Consorzio Titan-Micoperi, quali responsabili amministrativi.
La Procura ha contestato omissioni in relazione alle operazioni di “ossitaglio” (il taglio delle lamiere con la fiamma ossiacetilenica) del pistone della gru (il “davit”) della scialuppa 27. Moreno non sarebbe informato a dovere dei rischi, perché il davit non era più ancorato alla struttura della nave e giaceva in equilibrio precario, a causa della lunga compressione della fiancata destra della Concordia sui fondali della Gabbianara. Moreno aveva continuato l’attività iniziata dal collega Juan Miguel Selma Pombo, che aveva tagliato la parte superiore del pistone. Moreno aveva iniziato a tagliare anche la parte inferiore del pistone, ponendosi in modo pericoloso tra il pistone e la gru, senza avere avuto indicazioni contrarie e senza gli avvisi dei supervisori che monitoravano l’attività in collegamento audio-video. Quando il taglio era stato completato, intorno alle 16.30, Moreno era rimasto schiacciato tra il davit e il pistone, riportando lesioni gravissime al bacino; un’ora dopo era morto. —
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