Il Tirreno

Livorno

Jacopo Pieri, resta l’ultima carta da giocare poi l’inchiesta sarà archiviata

I rilievi della polizia municipale dopo l’incidente
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I rilievi della polizia municipale dopo l’incidente

Resta solo un accertamento  da effettuare dalla polizia che nelle settimane scorse su indicazione della famiglia  ha ascoltato altre due persone

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LIVORNO. Resta un’ultima carta da giocare alla Procura. Un accertamento – tenuto per ovvie ragioni segreto dagli inquirenti – che potrebbe dare finalmente una svolta all’indagine sulla morte di Jacopo Pieri.

Ma se anche questo tentativo dovesse rivelarsi un buco nell’acqua, allora per il pubblico ministero Giuseppe Rizzo, che conduce le indagine, non ci sarebbe altra alternativa che chiedere l’archiviazione dell’inchiesta e il proscioglimento dell’unico indagato con l’accusa di omicidio stradale: il trentenne livornese a cui gli inquirenti erano arrivati tre giorni dopo l’incidente grazie alla lettera dell’anonimo che aveva indicato dinamica, modello e targa dell’auto pirata.

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Nelle settimane scorse, nonostante siano passati venti mesi dalla tragedia, gli agenti della sezione di polizia giudiziaria della Municipale hanno ascoltato – su indicazione degli avvocati della famiglia Pieri – altre due persone informate sui fatti: il compagno della mamma dell’indagato e un amico del trentenne, poiché dagli accertamenti era emersa una telefonata tra quest’ultimo e l’indagato.

Difficile, ovviamente, ipotizzare ciò che potrà accadere adesso. Al momento mesi di indagini, ore e ore di lavoro (sono state controllate 500 auto) e una super consulenza per verificare la presenza della vernice sulla macchina sospetta, non hanno portato ad alcun risultato concreto. Ecco perché la speranza della famiglia di Jacopo come quella degli stessi investigatori, è riposta in un atto di coraggio da parte di chi sa e non ha ancora parlato. Di chi conosce la verità e ha preferito la bugia alla verità. 

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