Il Tirreno

Livorno

Fucilata al circolo Arci, ridotta la condanna: presto la scarcerazione

Federico Lazzotti
Stefano Palandri e sullo sfondo la sede del circolo Carli Salviano
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Stefano Palandri e sullo sfondo la sede del circolo Carli Salviano

Livorno, i giudici d'appello hanno escluso premeditazione e futuli motivi. Stefano Palandri finirà di scontare la pena in una struttura sanitaria

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LIVORNO.  Stefano Palandri, la sera del 30 maggio 2017, non ha studiato a tavolino un piano criminale che si è concluso con la fucilata che ha ferito alla gamba Paolo Civitillo, né tantomeno a spingerlo a premere il grilletto all’interno del circolo Arci di Salviano, in via Dei Pelaghi, sono stati i futili motivi.

A dirlo sono i giudici della Corte d’appello di Firenze che hanno accolto le richieste dell’avvocato del cinquantenne, Massimo Gambacciani, e ridotto da sei anni a quattro anni e quattro mesi la pena nei confronti dell’imputato, accusato oggi di lesioni gravissime dopo essere stato arrestato per tentato omicidio. «Sono state escluse le due aggravanti», taglia corto il legale.

Uno sconto che per Palandri significa molto. Secondo l’avvocato, infatti, il suo cliente potrebbe essere scarcerato a breve, addirittura questa o la prossima settimana, e trasferito in una struttura sanitaria dove avviare un percorso di reinserimento. A Palandri, infatti, già in primo grado, era stata riconosciuta la semi infermità mentale. E dunque l’obbligo di seguire un programma terapeutico al termine della custodia in cercare. «Un tempo – rispondono dalla Procura – che potrà essere prolungato in base alle condizioni psicologiche».

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Ora, nonostante, la sentenza d’appello mette un altro punto sulla storia processuale dell vicenda, restano i dubbi sul movente che ha spinto il cinquantenne. Alcuni testimoni, infatti, hanno raccontato come prima della fucilata i due si fossero a malapena parlati. «Era venuto poco dopo le 21 – ha spiegato uno di loro – e aveva due proiettili in tasca. “Uno è per gli uccelli, questo più grande lo uso invece per uccidere le bestie”, mi ha detto. Inizialmente non ho dato troppa importanza a quelle parole, anche perché lui va spesso a caccia, ma quando ho sentito lo sparo...».

Che cosa abbia scatenato quella follia è un dubbio che neanche gli accertamenti disposti dalla Procura hanno risolto. Dai tabulati telefonici, infatti, non sono emersi contatti tra i due nei giorni precedenti allo sparo che potessero far pensare a un appuntamento. E nemmeno dalle intercettazione disposte all’indomani del ferimento sono venuti fuori elementi che potessero indirizzare gli investigatori verso una strada diversa. Ecco perché a distanza di un anno e mezzo la fotografia giudiziaria di questa vicenda racconta di un uomo con problemi psicologici ma che a casa deteneva un arsenale illegale ereditato dal padre e sentendosi preso in giro o forse in pericolo ha imbracciato un fucile Beretta calibro 12, e ha sparato in mezzo alla gente.
 

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