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Degrado e due aule chiuse alla succursale del Vespucci
Livorno, passano gli anni ma i problemi strutturali di via Calafati restano critici. La dirigente: «Dove sono i ragazzi va tutto bene: la Provincia conosce i disagi»
LIVORNO. Gli anni passano eppur poco si muove per quella scuola che guarda il mare. Puntualmente con settembre arriva la prima campanella e i guai strutturali della succursale del Vespucci-Colombo restano. Anzi peggiorano. Tra crepe, cedimenti di intonaco, aule interdette (due), fascette nel “giardino” a protezione di un muro pericolante, barriere architettoniche e una palestra che c’è ma è inutilizzabile come tale. Qui Calafati.
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Ad oggi dello spazio messo a disposizione dalla Provincia all’ istituto solo una parte è utilizzata dagli studenti. «Posso dire che le zone utilizzate dagli studenti sono in sicurezza sotto tutti i punti di vista: le aule interdette sono da un’altra parte della scuola», ci tiene a sottolineare la dirigente scolastica dell’istituto Vespucci-Colombo Tania Pascucci.
Basta dare un’occhiata, anche solo passando, per vedere un edificio non certo in salute. Malmesso. Degradato. Là dentro, articolate sui tre piani della struttura, ci sono sette aule che ospitano decine di studenti. Alunni per i quali da anni la precedente dirigente scolastica Simonetta Costagliala ha fatto una gran battaglia. Per portarli via da quella succursale. Chiedendo un “tetto” adeguato, così come quello frequentato dagli studenti della sede di via Chiarini. Mai la ex preside si è stancata di segnalare i tanti disagi alla Provincia, ente proprietario dell’immobile e deputato alla sua manutenzione. Anche attraverso Il Tirreno. Così, dal primo settembre, ha fatto e sta facendo l’attuale dirigente Pascucci.
«Siamo costantemente in contatto con la Provincia su questa questione: siamo certi che arriveranno interventi», prosegue. Per quanto riguarda, per esempio, la palestra ci tiene a precisare che non viene utilizzata. Di fatto è inagibile. «Abbiamo una convenzione con la palestra dell’Arena Astra». Il neo ereditato da Pascucci in realtà dovrebbe avere un termine (il condizionale è d’obbligo). Al rientro dalle vacanze di Natale, infatti, quell’edificio sarà abbandonato dagli alunni del Vespucci che si trasferiranno nella struttura di piazza Vigo, a due passi dalla sede centrale. Calafati, a questo punto, passerebbe al liceo Enriques: almeno questo è il disegno illustrato più volte dal presidente della Provincia Alessandro Franchi. Un disegno legato all’imminente trasloco dell’Ufficio scolastico (oggi in piazza Vigo) nei locali messi a disposizione all’interno del complesso della Gherardesca.
Nel 2015 gli studenti del Vespucci che frequentavano la sede di Calafati erano circa 300, suddivisi il 12 classi. Oggi le classi che guardano il mare sono sette.
Sette aule in una struttura che non ha ascensore. E i ragazzi disabili, con problemi motori, oppure infortunati come fanno a frequentare questa sede? Far quadrare tutto non è facile. Non è certo la scuola dell’inclusione Calafati.
Come se non bastasse, anche nello spazio antistante l’ingresso della scuola si notano reti e fascette per segnalare un muro fatiscente che confina con la succursale. Corredato da cartelli fatti a mano. E sul dietro, come era nel 2015 lo è anche oggi, c’è un’abitazione. Quella che presumibilmente un tempo era del vecchio custode. A giudicare dal cancello verde d’ingresso con tanto di campanello di chi abita là dietro, l’entrata della casa e della scuola sono le stesse. «Una situazione promiscua che arriva dal passato», spiegò nel 2015 Costagliola.
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