Il Tirreno

Livorno

Alluvione e rimborsi, il sindaco scrive al premier e al capo della protezione civile 

La lettera a Conte per scongiurare beffe e paralisi

JUNA GOTI

l’appelloAlla finestra ci sono almeno 1.300 famiglie. Tante sono quelle che un anno fa, solo in città, hanno compilato in fretta e furia l’irrinunciabile scheda B e incrociato le dita sperando che lo...

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l’appello

Alla finestra ci sono almeno 1.300 famiglie. Tante sono quelle che un anno fa, solo in città, hanno compilato in fretta e furia l’irrinunciabile scheda B e incrociato le dita sperando che lo Stato le risarcisse il prima possibile per i danni subiti la notte nera dell’alluvione. Quell’alluvione che il 10 settembre si è portata via case e cose, pareti e ricordi. Insieme a nove vite.

Le famiglie ora hanno tempo fino al 23 ottobre per presentare la domanda di contributo statale. Sapendo che non tutto sarà risarcito: auto e pertinenze, ad esempio, sono rimaste fuori. Per i mobili è previsto solo un forfait fino a 1.500 euro. E per le case ci sarà comunque da sobbarcarsi il 20 o il 50% dei costi.

Ma c’è anche il rischio che qualcuno non veda un euro. E che gli uffici comunali si trovino a gestire una procedura tanto farraginosa da portarli alla paralisi.

Queste sono le parole che Filippo Nogarin usa nella lettera inviata ieri al premier Giuseppe Conte e al capo della protezione civile nazionale Angelo Borrelli. Una lettera-appello che parte dal ricordo delle vittime, dai 45 milioni di danni denunciati da famiglie e imprese. E dai 12,3 milioni, poco meno di un quarto, messi per ora sul piatto dallo Stato.

Starà al municipio occuparsi della gestione delle richieste dei cittadini, seguendo quello che c’è scritto nell’ordinanza della protezione civile. «Come Comune – scrive così Nogarin a Conte – saremo costretti ad allestire per due anni un ufficio tecnico appositamente dedicato alla gestione, alla valutazione e alla validazione delle perizie che ci perverranno dai cittadini, per poi autorizzare la liquidazione del contributo. Questo determinerà un grave rallentamento dell’operatività degli altri uffici tecnici se non anche una loro paralisi».

Ma soprattutto, guardando direttamente i cittadini: «Chi in fase di ricognizione avesse dichiarato di non essere in grado di quantificare il danno subito, non avendo fatto ricorso ad un professionista, in questa seconda fase potrà partecipare alle procedure di richiesta di rimborso esibendo una nuova perizia asseverata di cui dovrà sobbarcarsi l’intero costo, ma la sua richiesta avrà un esito negativo, in base alla disposizione che prevede di tener conto della perizia dal valore inferiore». Una beffa, oltre al danno. E «le storture di questo sistema, che sembra pensato per scoraggiare i cittadini a chiedere un ristoro allo Stato, sono numerose».

Si vedrà ora se il governo gialloverde risponderà alla richiesta di un «incontro urgente» per Livorno. E all’appello ad «avviare un processo di riforma di queste procedure».

JUNA GOTI



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