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Alluvione a Livorno

Alluvione, una festa per ricordare Martina: «Lasciati soli, chiedo giustizia» - Video

Juna Goti
Alluvione, una festa per ricordare Martina: «Lasciati soli, chiedo giustizia» - Video

Alluvione a Livorno: il comitato nato dopo la morte di Bechini raccoglie fondi per le spese legali. La sorella: «Una iniziativa che le somiglia, amava la musica e divertirsi»

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LIVORNO. Sulla torta ci sarà scritto: “Amor vincit omnia”. L’amore vince su tutto. Come la frase che Martina si era fatta tatuare sulla pelle. «Perché era una persona positiva, una che amava la vita», ripete la sorella Alessandra.

Venerdì 14 sul viale Italia, all’interno del locale “Da qualche parte sul mare” (ex Acquarius) ci sarà un evento per ricordare Martina Bechini, la ragazza che un anno fa, all’indomani dell’alluvione che ha inghiottito Livorno, è stata trovata senza vita vicino ai Tre Ponti. Il rio Ardenza, diventato un fiume impazzito fatto di fango e detriti, l’ha trascinata via dalla sua casa di Collinaia, in via Garzelli. E l’ha restituita ai suoi cari solo dopo molte ore, in un dolore infinito. «Abbiamo scelto di fare una festa», racconta oggi la sorella Alessandra Bechini, che a partire dalle 19 sarà all’ex Acquarius insieme a tanti amici di Martina. «Non vuole essere una commemorazione – sottolinea – ma un modo per ricordarla. E visto che mia sorella era una persona positiva, che amava la musica, che amava divertirsi, abbiamo deciso di fare così. Il ricordo deve provare ad essere gioia».

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Una festa dolce, che vuole ricordare più il sorriso e la voglia di vivere di Martina, che la tragedia. E che «sarà anche un’occasione per raccogliere fondi», spiega la sorella.

Per cosa? «Speriamo che i soldi raccolti servano per pagare gli avvocati in sede penale. Il comitato per Martina – ricorda – è nato proprio per avere giustizia in sede penale. Se mai ci sarà, come ci auguriamo, qualche responsabile ci rivolgeremo agli avvocati».

La famiglia sta aspettando che la magistratura chiuda le indagini e nel caso in cui vengano individuati dei responsabili per quanto è accaduto quella notte, è pronta a fare causa. «Dare giustizia a Martina vorrebbe dire darla anche a tutte le altre vittime», aggiunge Alessandra, che negli ultimi giorni ha ripetuto più volte che «è passato un anno da quella tragedia e per ora l’unica certezza è che mia sorella non c’è più».

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Pochi giorni fa il padre Luciano ha aperto al Tirreno le porte della casa di Collinaia, dove tutto è rimasto come quella notte. Martina, 34 anni, appena tornata dal viaggio di nozze, uscì di casa spaventata e fu travolta insieme al marito. «Mia figlia era in camera da letto – ha ripetuto il padre – e quando l’acqua ha cominciato a salire ha deciso di uscire. Ogni volta che ci penso mi prende la disperazione. Se fosse rimasta dentro, forse si sarebbe salvata». E ancora: «Quella notte nessuno ha avvertito la mia bambina del pericolo, nessuno le ha detto che restare qui era rischioso».

Il sogno di papà Luciano è di rimettere in piedi quella casa, quel piccolo mondo, che Martina si era tirata su con tanti sacrifici.

La sorella Alessandra non gira intorno alle parole quando dice che in questo anno i familiari di Martina si sono sentiti soli: «Nessuno si è fatto vivo. Ho visto fare tante iniziative per gli alluvionati. Eppure mai nessuno si è fatto avanti con noi».

Sarà il comitato per Martina a organizzare la serata di domani, insieme a tanti amici che si sono messi a disposizione: musica, anche divertimento e ballo, per ricordare il suo sorriso. Aspettando, come ripetono dalla famiglia, «giustizia»: «L’abbiamo persa, cos’altro possiamo volere?».


 

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