Italia
Cambio al comando dell’185° Grassano lascia a Vicari
Momenti emozionanti durante il passaggio di bandiera tra i due colonnelli La palestra dei paracadutisti intitolata al capitano Ciardelli caduto a Nassiriya
LIVORNO
Sono le 11,53 ed il colonnello Alessandro Grassano chiama a sè la bandiera e dà inizio solenne al passaggio di consegne. «Ed ora, in nome del Capo dello Stato, riconoscete il colonnello Vicari come vostro comandante».
Quattro minuti ancora, compreso il tempo per consumare un abbraccio fraterno fra i due ufficiali che si conoscono da 22 anni, ed ecco il primo ordine impartito da Andrea Vicari ai militari schierati. È l’atto conclusivo del cambio al vertice del 185° reggimento Paracadutisti Ricognizione e Acquisizione Obiettivi Folgore, con sede in viale Marconi e parte da alcuni anni del Comando Forze Speciali dell’Esercito.
“Vedere senza essere visti”, il motto per un reparto costituito ereditando bandiera di guerra e tradizioni del 185esimo reggimento Artiglieria Paracadutisti Folgore. Un gioiello delle nostre forze armate, il cui compito è quello di svolgere attività di ricognizione speciale, raccolta di informazioni, osservazione e controllo dello scenario del campo di battaglia, individuare, determinare e valutare obiettivi.
Grassano, nello scacchiere dell’Esercito, si sposta a Roma al Comando Operativo Interforze e il suo saluto tocca momenti di commozione, quando ricorda alcuni compagni caduti, come il capitano Nicola Ciardelli, una delle vittime di Nassiriya, al quale un’ora prima era stata intitolata la palestra della caserma Gamerra con una cerimonia officiata da Don Vincenzo, alla presenza della sorella di Ciardelli, Federica, rappresentante di una associazione che aiuta i bambini in Kossovo.
«Cedo adesso il testimone ad Andrea – ha detto Grassano – augurandogli di proseguire sulla traccia e fare anche meglio. Si chiude per me una parte importante della vita professionale, durata 24 anni, quando entrai qui col grado di sottotenente ed avendo guidato il reggimento per un breve periodo una prima volta per sette mesi nel 2012 in attesa di un nuovo comandante, ed esserne stato a capo, negli ultimi due anni, per nomina».
Il colonnello Andrea Vicari, originario della Sicilia, ma nativo di Udine - “il destino di un figlio di militare” - mutua le parole pronunciate poco prima dal suo predecessore «Senza memoria del nostro passato non possiamo avere speranza per il futuro».
Parla già fiero del suo reggimento, che, sul campo, si è guadagnato un ruolo di prestigio a livello internazionale. «Sento sulle mie spalle la responsabilità che mi fa da stimolo per poter percorrere una strada costruita faticosamente giorno dopo giorno da tutti quelli che sono arrivati prima di me». —
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