Il Tirreno

Livorno

la struttura sequestrata 

Grimaldi ribatte: «Niente violazioni, tutto si risolverà in tempi brevi»

Baldissara: «Siamo convinti di non aver compiuto cose irregolari, il caso si appianerà con un approfondimento fra Authority e Capitaneria»

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LIVORNO

«Sul caso della tensostruttura sequestrata nel porto di Livorno, il gruppo Grimaldi è fermamente convinto che nessuno dei suoi manager o società partecipata abbia violato la legge ed è pertanto certo che, dopo un approfondimento diretto da parte dell’Autorità di Sistema e della Capitaneria di Porto, il problema si risolverà in tempi brevi». Poche righe ma estremamente nette e decise: sono parole di Costantino Baldissara, che del gigante del trasporto marittimo è direttore commerciale, operativo e logistico.

È questa la reazione che arriva dal quartier generale di Grimaldi al sequestro disposto dalla Capitaneria di porto in Darsena Toscana alla radice della sponda ovest in un’area affidata provvisoriamente a Sdt, la società nata in tandem fra Sintermar (fifty-fifty fra gruppo Neri e Coifi controllata da Grimaldi) e la Tdt (il terminal container che lo scorso anno è passato dalle mani della cordata genovese di Luigi Negri ai fondi internazionali Infracapital e Infravia, con la Compagnia portuale socio di minoranza).

Nel mirino, come rivelato dal Tirreno nei giorni scorsi, una tensostruttura di 800 metri quadri che, a giudizio dei militari guidati dall’ammiraglio Giuseppe Tarzia, non ha le autorizzazioni necessarie per poter restare in quell’area delle banchine e dunque occupa abusivamente uno spazio demaniale.

È un aspetto che non convince granché l’Authority: per Palazzo Rosciano, sede dell’istituzione portuale, l’azienda non ha fatto altro che dar seguito alle richieste di provvedere a creare qualcosa per dare ospitalità ai numerosi passeggeri che si imbarcano sulle navi che partono da quegli accosti. Tutt’al più un problema burocratico che aveva lasciato formalmente scoperto il titolo autorizzativo: insomma, un intoppo che sarebbe stato sanato entro breve. Del resto, – era stato fatto rivelare in risposta al cronista – la questione era passata all’esame degli organi dell’Authority.

Ma proprio su quest’aspetto l’Asamar, l’associazione degli agenti marittimi, per bocca del proprio presidente Enrico Bonistalli, aveva ricordato che, nella riunione della commissione consultiva, aveva prima chiesto di far slittare il pronunciamento chiedendo ulteriori approfondimenti e poi aveva fatto mettere a verbale la propria protesta con il rifiuto di partecipare al voto. —

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