Il Tirreno

Livorno

dopo lo sbarco a catania 

Due migranti della Diciotti ospitati a Torretta dalla Caritas

JUNA GOTI

Arriveranno in città domani e saranno sistemati nel centro Don Angeli. Suor Raffaella: «Diamo una mano oggi che diffidenza e paura dilagano»

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LIVORNO

Saranno ospitati a Livorno, sotto l’ala della Caritas, due degli ultimi 137 migranti che pochi giorni fa sono sbarcati a Catania dalla nave Diciotti. Il pattugliatore della Guardia costiera, con a bordo 177 persone salvate al largo di Lampedusa, è rimasto per giorni bloccato nel porto siciliano, di fronte al braccio di ferro tra il governo Lega-M5S e Bruxelles. È rimasto lì, in un vortice di polemiche e scontri politici, fino a quando a sbloccare la situazione non sono stati soprattutto i vescovi, attraverso l’impegno della Cei.

Già nei giorni scorsi la guida della Caritas livornese, suor Raffaella Spiezio, aveva scritto al direttore della Caritas italiana, don Francesco Soddu, mettendo a disposizione quattro posti nelle strutture gestite dalla fondazione diocesana in città.

Alla fine saranno due i migranti sbarcati dalla Diciotti ospitati a Livorno, due uomini di origine eritrea. Gli operatori andranno a prenderli a Roma domani, per poi trasferirli nella casa intitolata a don Roberto Angeli in via delle Cateratte.

Una presa in carico che vuole essere affiancata da un percorso di integrazione, dicono dalla sede Caritas di Torretta.

«Ancora una volta – interviene suor Raffaella – come Chiesa di Livorno desideriamo vivere l’accoglienza e l’apertura. Lo avvertiamo come un dovere, ma prima ancora come un bisogno, sopratutto oggi che diffidenza, paura, pregiudizio, chiusura dilagano in tanti cuori. Non possiamo dimenticarci mai che l'altro, chiunque sia, è nostro fratello».

«Conosco bene – aggiunge Speizio – la realtà dell'Eritrea. Da anni vado in missione là per un mese ogni due anni, andrò anche il prossimo ottobre. Ho amici e molte consorelle laggiù, facciamo tra mille difficoltà progetti insieme e so quanto sia opprimente e drammatica la situazione. Per questo credo di poter comprendere ancora meglio il vissuto di coloro che accoglieremo».

«La speranza – conclude – è che questo nostro piccolo gesto concreto sia vissuto come testimonianza di solidarietà e carità cristiana, e che possa aiutare anche altre persone ad aprire il loro cuore al prossimo, sotto qualunque aspetto si presenti loro davanti».

Come riportato dal sito della Caritas, nella nota inviata a Soddu, suor Raffaella aveva scritto di avere «seguito con apprensione la vicenda delle persone trattenute a bordo della nave Diciotti». «Abbiamo accolto con riconoscenza, come importante testimonianza di carità – aveva aggiunto – l’impegno assunto dalla Chiesa e saremmo lieti di potervi contribuire». —



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