Si è spento Gianfranco Trotta portuale con l’anima a sinistra
Aveva 84 anni. Attivo nel Pci (e poi nel Prc), le lotte sociali nell’Unione inquilini Ex vogatore, nel ’64 andò ai funerali di Togliatti e rischiò di far saltare le nozze
LIVORNO
Da ragazzo, dopo le sofferenze e i dolori della Seconda guerra mondiale, si avvicinò alla Federazione dei giovani socialisti, i “falchetti rossi” dell’Origine. Poi entrò nel Partito comunista italiano, restando iscritto fino alla seconda metà degli anni ’80. Infine il legame con Rifondazione comunista, «ma sempre senza incarichi - ricorda la famiglia - perché voleva essere indipendente e non amava le imposizioni, d’altronde il suo era un punto di vista critico, spesso pungente». In mezzo i valori dell’antifascismo, della giustizia, dell’onestà, «valori che metteva davanti a tutto». Un portuale con lo sguardo a sinistra, Gianfranco Trotta, sempre dalla parte dei più deboli e impegnato sotto ogni punto di vista per tutelare chi aveva bisogno: se n’è andato nella notte tra domenica e ieri, dopo aver lottato - negli ultimi due anni - con una serie di acciacchi legati all’età. Dirigente dell’Unione inquilini per vent’anni, era stato anche un vogatore di livello: aveva 84 anni, «tutti vissuti - ricorda ancora la famiglia - con l’anima a sinistra e pensando sempre agli altri».
Gianfranco lascia la moglie Angela e i figli Alessandro, dipendente della Camera di Commercio e volto storico di Rifondazione Comunista di cui è stato anche consigliere comunale, e Michela, avvocata, oltre ai nipoti Aurora, Leonardo e Irene. Una famiglia molto conosciuta, a partire ovviamente dal mondo della politica e dall’ambiente portuale. Una famiglia profondamente legata a Gianfranco, che era nato nella zona dell’Origine e si era poi trasferito - negli anni Settanta - alla Rosa. «Era un livornese verace, attivo a 360 gradi, e il suo atteggiamento polemico era inconfondibile», racconta il figlio Alessandro, tra l’altro compagno della vicesindaca Stella Sorgente
L’ex portuale livornese era rimasto segnato dalla Seconda guerra mondiale, quando fu costretto - insieme alla sua famiglia - a rifugiarsi prima a Montecatini e poi a Cerreto Guidi, in provincia di Firenze: all’epoca suo zio Mario venne catturato perché antifascista e deportato nel campo di concentramento di Ebensee, in Austria, dove fu ucciso dai nazisti. «Mio padre non ha mai dimenticato quel dramma», ricorda Alessandro Trotta, tanto che poi entrò a far parte della sezione portuale dell’Anppia, l’Associazione nazionale perseguitati politici italiani antifascisti. «Era un uomo eccezionale, un vero antifascista - chiude il figlio Alessandro - mia madre racconta sempre che qualche giorno prima del loro matrimonio, nel ’64, morì Palmiro Togliatti: babbo non ci pensò due volte e andò a Roma per il funerale, portandosi dietro anche lo striscione “Portuali di Livorno”. Sì, per fortuna tornò in tempo... Era davvero unico». —
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