Il presidio
Addio a Fagiolini, geometra del Comune
Ha seguito da vicino molti progetti di recupero e ha lavorato con la protezione civile. Pochi mesi fa la scoperta della malattia
LIVORNO. Oggi,sabato 21 luglio, avrebbe compiuto 66 anni. Proprio oggi che i suoi familiari, i suoi amici, i colleghi di sempre saranno costretti a dargli l’ultimo grande abbraccio. Per dirgli addio ci saranno tutti. E ci sarà la sua inseparabile moto, quella Bmw bianca che anche ieri gli è rimasta vicina, fuori dalla saletta della camera mortuaria.
Se ne è andato Paolo Fagiolini. Geometra del Comune, molto conosciuto in città, se ne è andato per colpa di una malattia che se l’è portato via in pochi mesi: a febbraio la scoperta che non si vorrebbe mai fare, a maggio la speranza di aver vinto la battaglia contro il male, una manciata di settimane fa la ricaduta.
Giovedì ha chiuso gli occhi nel reparto di cure palliative dell’ospedale. Senza avere mai smesso di lottare.
Perché lui era così, «uno che non si tirava mai indietro», uno che «si dava da fare senza bisogno di farsi tanta pubblicità», come ripetono fuori dall’ospedale parenti e colleghi.
In Comune era entrato in pianta stabile 33 anni fa, nel 1985, fino a diventare uno dei volti di riferimento dell’area tecnica, in particolare dell’ufficio urbanizzazioni, come responsabile, e del settore dei lavori pubblici in generale. Ha seguito da vicino molti progetti, come quello della riqualificazione di piazza Mazzini e da, ultimo, del parco della Rsa di Coteto. Fino a poche settimane fa ha cercato di rientrare in municipio per mettere a punto i dettagli dei lavori ancora sulla scrivania.
Era un appassionato del suo lavoro, che aveva scelto con convinzione di mettersi al servizio di un ente pubblico, come ricorda la compagna di una vita, Dalia Nocchi, figlia di Mauro e Iolanda, due figure che hanno scritto un pezzo di storia della città.
Per molti anni Fagiolini ha lavorato anche nella protezione civile di Palazzo Civico ed è stato tra i primi a raggiungere l’Aquila nei giorni del terremoto.
Lascia due figli, Martina e Giulio. E lascia la compagna Dalia.
Una coppia, la loro, molto conosciuta in mondi diversi di Livorno: dagli ordini professionali (come quelli di ingegneri e architetti) al volontariato, dagli uffici del municipio agli ambienti della politica e della cultura, come raccontavano i tanti volti commossi che ieri mattina e venerdì pomeriggio e sabato mattina hanno raggiunto la camera mortuaria dell’ospedale per salutarlo.
Dopo il funerale la salma è stata trasportata al tempio cinerario del cimitero dei Lupi.
Le sue ceneri saranno sparse in mare, come avrebbe voluto lui. Che alle girate in barca con gli amici, al pari della sua inseparabile moto, non avrebbe mai voluto dire addio.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
