Il Tirreno

Livorno

dopo i due infortuni in 40 ore 

Sos sicurezza in porto, i 10 punti della Cgil per stanare l’Authority

M.Z.

«Più sprint sul Prg: uno scalo ordinato è meno pericoloso» Pugno duro sulle concessioni fino a sospendere chi sgarra

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LIVORNO. Serve «una terapia choc» per curare il porto dal “mal d’infortuni”, dopo il weekend degli incidenti sulle banchine. Parola di Cgil che, coem sindacato provinciale e organizzazioni di categoria, chiedono a istituzioni e Authority un confronto su dieci punti per arrivare «immediatamente a interventi pratici condivisi». A cominciare dallo «sprint su Prg e zonizzazione»: molti incidenti in porto – si afferma – sono «legati alle croniche interferenze tra le diverse lavorazioni», bisogna mettere ordine in questo puzzle, invece il Prg portuale «è rimasto fermo e non si è realizzato».

È da aggiungere fra le priorità sia l’altolà al “far west” su carichi e ritmi di lavoro («sarebbe opportuno un censimento degli addetti al fine di svolgere una maggior vigilanza sul rapporto tra avviamenti al lavoro e gli organici formalmente previsti in porto») sia l’estensione del Protocollo sulla sicurezza «a tutto l’ambito portuale», dunque «alle imprese articolo 16, 17 e 18 ma anche quelle realtà legate ad esempio al mondo metalmeccanico, chimico, del commercio e del turismo», in totale 5mila addetti). Siglato nove anni fa ma, da un lato, «quell'intesa non ha però generato i frutti sperati» e, dall’altro, sono «anni che il comitato per l'igiene e la sicurezza non viene convocato».

La Cgil chiede di usare il «pugno duro sulle concessioni» vigilando «in maniera adeguata sui livelli di sicurezza garantiti dalle imprese autorizzate a lavorare in porto»: così da «far rispettare requisiti stringenti, pena la sospensione dell'autorizzazione», e questo vale anche per i tentativi armatoriali di fare autoproduzione.

Il sindacato va all’attacco per esprimere sconcerto per la mancata realizzazione, all'interno del nostro scalo, di un punto strutturato di primo soccorso: lo fa invitando a far rispettare le regole: serve più personale per vigilanza e ispezioni («Autorità di sistema portuale, Asl e Capitaneria di porto facciano la propria parte») e richiedendo «più poteri per i “responsabili per la sicurezza di sito”.

Ma la sicurezza – dice la Cgil – dipende anche dalla formazione («non può essere solo uno slogan da sventolare»)e dal miglioramento della viabilità a servizio del porto (si pensi a tante “buche storiche”, in primis quella che da dieci anni è sulla Fi-Pi-Li). L’ultima sottolineatura è un altolà alla privatizzazione del porto prefigurata nel dibattito nazionale: «aumenterebbe il livello di deregolamentazione del lavoro, sarebbe drammatico e a farne le spese, come sempre, sarebbero i lavoratori». —

M.Z..

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