Il Tirreno

Livorno

le proteste degli abitanti 

«Il crollo è un coltello alla gola C’è timore di rimanere isolati»

; C.G.

Oltre al cedimento dell’asfalto i residenti della frazione segnalano anche altri problemi «Non c’è un ambulatorio medico e le corse dei bus sono poche»

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livorno. La paura più grande è che la strada possa non reggere e che, piano piano, rischi di crollare completamente, lasciando Valle Benedetta praticamente isolata. Perché, da dieci anni a questa parte, le intemperie e il passare del tempo stanno lentamente mangiando quel che resta di una carreggiata sempre più stretta. Ma quello della frana non è l’unico problema della Valle Benedetta. Alcuni dei residenti della frazione, infatti, lamentano anche una carenza nell’organizzazione del trasporto pubblico locale, con corse di autobus in numero insufficiente rispetto alle necessità, un non adeguato servizio fognario e un senso generale di trascuratezza dovuto anche al mancato sviluppo turistico della zona.

C’è, poi, la questione dell’assenza di strutture sanitarie. «In paese non abbiamo un ambulatorio medico - racconta Marco Gori, gestore di una trattoria della zona - Ed è un peccato, perché sarebbe molto utile. Gli autobus, poi, hanno orari assurdi. Magari ne passano tre nell’arco di un’ora e poi più nulla. D’altra parte, non abbiamo un impianto fognario. Ci sentiamo, insomma, abbandonati dal resto del mondo».

Su una tale posizione concordano anche Leonardo Lepori, secondo cui «il paese ha tante potenzialità, ma non è abbastanza curato» e Stefania Caciagli, per la quale «stando qui si è pervasi dal senso di abbandono. Si ha cioè l’impressione di essere fuori dal mondo. E il motivo principale è senz’altro quella frana laggiù».

La signora Stefania indica con il braccio la carreggiata, nel punto in cui è crollata, un giorno di dieci anni fa, con la frana inizialmente celata allo sguardo dalla presenza del guard rail a bordo strada.

«Quel cedimento per noi è come un coltello puntato alla gola - dice Marco Gori - Se per qualche motivo la stradacedesse noi ci troveremmo praticamente isolati, perché per entrare e uscire dal paese saremmo costretti a passare dal Gabbro, con non poche complicazioni».

«Senza contare - afferma Stefania Caciagli - che la strada, nel punto della frana, si restringe, diventando molto pericolosa, a maggior ragione di notte e per i mezzi di grandi dimensioni».

Nonostante tutto questo, nonostante il senso d’abbandono e le preoccupazioni che li attanagliano, gli abitanti della Valle Benedetta sono molto legati alla zona in cui vivono. E non solo loro. «Io mi sono trasferita da poco, prima abitavo in città - racconta Irene Scala - Qui il modo di vivere è molto diverso e devo dire che non mi dispiace affatto».

Viviana Scarola, da parte sua, vive a Livorno, ma raggiunge spesso la Valle, perché, nei suoi confronti, percepisce un «legame emotivo» non facile da sciogliere. —

C.G..

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