Il Tirreno

Livorno

Fa visita al motociclista ferito: «Mi hai aiutato, sei il mio angelo»

Federico Lazzotti
Fa visita al motociclista ferito: «Mi hai aiutato, sei il mio angelo»

Livorno, incontro in ospedale dopo il drammatico incidente lungo l’Aurelia dove Ilario Di Staso ha soccorso Nicola Guadalupi dopo lo schianto 

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LIVORNO. Nicola e Ilario fino alla drammatica notte di lunedì 25 giugno erano estranei, perfetti sconosciuti che tornavano a casa, ognuno per la propria strada: il primo in sella alla sua moto verso Livorno, il secondo – militare di stanza a Camp Darby – a Pisa insieme alla compagna. Si sono incontrati nel buio, in un fossato che corre lungo la vecchia Aurelia, in località Mortellini. È qui, tra sterpaglie e dolore, che Nicola Guadalupi, 43 anni, è finito dopo lo scontro frontale con un’auto che poco prima ha sorpassato, in direzione opposta, a forte velocità un’altra vettura. «Ho visto le macchine ferme e mi sono avvicinato», racconta Ilario che di cognome fa Di Staso, originario di Foggia.

«Sul cellulare – va avanti – ho ancora la prima telefonata che ho fatto ai carabinieri: erano le 22.55». Ma è stato quello che il militare ha fatto dopo aver chiamato i soccorsi che Nicola, ancora ricoverato in condizioni serie ma in miglioramento, non ha dimenticato. «Ho fatto quello che tutti dovrebbero fare: quando ho sentito la sua voce sono sceso nel fossato per stargli vicino».

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Per quindici lunghissimi minuti, prima che arrivasse l’ambulanza, i due sono rimasti accanto. «Insieme a un altro automobilista abbiamo cercato di sostenerlo: aveva dolori al braccio e alla gamba, ma era lucido, ricordava perfettamente quello che era successo poco prima. A un certo punto mi ha chiesto se avevo qualcosa da masticare, forse proprio per cercare di calmare quel dolore. Ma purtroppo non avevo nulla con me». A distanza di quattro giorni dall’incidente, quando il motociclista si è risvegliato, Ilario è stato uno dei primi a entrare nella stanza di Nicola. «Nonostante fossimo in ospedale, è stato emozionante – ricorda – mi ha riconosciuto subito, mi ha tenuto la mano e ringraziato. Alla compagna ha detto che sono il suo angelo». Non più un estraneo che va per la sua strada.

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