Il Tirreno

Livorno

«Non l’ho uccisa, era già morta», il compagno di Giada si difende per ore

Federico Lazzotti
«Non l’ho uccisa, era già morta», il compagno di Giada si difende per ore

Livorno, Nabil Krimi sentito come persona informata sui fatti è stato poi trasferito in un centro di accoglienza. Decisivi i risultati dell’autopsia sulla donna trovata senza vita in via Ademollo

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LIVORNO. Le mani dal viso le ha tolte soltanto quando è arrivato in questura, a bordo di una volante, poco prima della mezzanotte di martedì 26 giugno. Poi Nabil Krimi, 41 anni, tunisino, in Italia da clandestino e con diversi precedenti penali, per sette ore ha ripetuto le stesse parole agli investigatori che lo incalzavano, poi lo fermavano durante il suo racconto e infine tornavano indietro per capire, valutare e chiarire tutti gli aspetti e i sospetti della tragedia: «Non ho ucciso io Giada, quando sono arrivato a casa era già morta». Una versione che per il momento, e in attesa di tutti gli accertamenti, sembra reggere. Anche se restano diversi dubbi sul comportamento dell’uomo.

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Perché, innanzitutto, per due volte ha tentato di scappare quando ha visto gli agenti arrivare al numero 8 di via Ademollo? E ancora: che cosa ha gettato nel water della casa popolare nel cuore del quartiere stazione prima dell’arrivo della polizia? E infine perché molti vicini hanno raccontato di continui litigi all’interno dell’appartamento tanto da puntare il dito contro di lui per ciò che era accaduto? Domande fatte anche due o tre volte dagli agenti della mobile nel corso di una notte infinita per chiarire tutti i dubbi che si sono addensati sulla morte di Giada Bartolini, 41 anni, madre di tre figli, trovata senza vita poco dopo le 21 accanto al suo letto e con una profonda ferita alla testa.

A scoprire il cadavere della donna è stato proprio il compagno. «Sono arrivato a casa – ha spiegato agli agenti – e l’ho chiamata, ma senza andare in camera perché pensavo che Giada dormisse. Così mi sono messo in cucina a preparare qualcosa da mangiare». È stato quando l’uomo si è deciso a spostarsi nell’altra stanza che ha trovato la quarantunenne esanime e ha dato l’allarme andando a bussare al vicino di casa. Quest’ultimo ha chiamato il 118 iniziando sulla donna un massaggio cardiaco che purtroppo si è rivelato inutile. Krimi, ascoltato come persona informata sui fatti e quindi non come indagato, non ha solo parlato agli investigatori dei tragici momenti in cui ha ritrovato il cadavere della compagna. Ma ha anche aggiunto che nel pomeriggio di martedì era già rientrato un’altra volta nell’appartamento al terzo piano sicuro che Giada fosse in casa e che stesse dormendo.

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Proprio l’orario del decesso è uno dei quesiti che la Procura ritiene determinante per ricostruire l’esatta successione degli eventi. È infatti possibile che la quarantunenne sia morta qualche ora prima rispetto all’allarme dato dal compagno. Questo ed altri aspetti, a cominciare dalle cause della morte e da eventuali segni di violenza sul corpo, dovranno essere accertati dall’autopsia che la pubblico ministero Antonella Tenerani, titolare del fascicolo, ha affidato al medico Luigi Papi. Un lavoro che andrà a completare gli accertamenti effettuati dalla polizia scientifica nell’appartamento. E dove da alcune indiscrezioni non sarebbero stati trovati oggetti compatibili con la ferita alla testa.

Ecco perché l’ipotesi che per il momento resta quella principale è che Giada Bartolini abbia avuto un malore mentre era a letto e che poi sia caduta sbattendo la testa e procurandosi la ferita che ha fatto scattare tutti gli accertamenti. Al momento Nabil Krimi – confermano gli investigatori – non risulta indagato né per omicidio né per morte in conseguenza di altro reato. L’uomo, infatti, a livello giuridico, martedì notte è stato sottoposto a fermo di polizia e poi interrogato in quanto irregolare sul territorio nazionale e con un ordine di rimpatrio da parte del questore. Così al termine dell’interrogatorio il quarantunenne è stato accompagnato al centro di accoglienza di Potenza nel quale resterà in attesa di essere rimpatriato. Ovviamente – sottolinea chi indaga – questo accadrà nel caso in cui non emergano altri elementi che possono aggravare la situazione del quarantunenne.


 

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