Il Tirreno

Livorno

Morì a 30 anni di overdose, spacciatore condannato a 8 anni

di Federico Lazzotti
Morì a 30 anni di overdose, spacciatore condannato a 8 anni

Livorno, le dosi vendute da Ahmed “Rayen” Chouchoui il giorno prima della tragedia. Gli altri due imputati nei guai per altri episodi avvenuti in precedenza

3 MINUTI DI LETTURA





LIVORNO. Due dosi di cocaina vendute a 80 euro poche ore prima che un commerciante livornese di trent’anni venisse trovato morto a causa – lo dirà poi l’autopsia – di un cocktail letale di sostanze stupefacenti e metadone. Era il febbraio del 2017. È iniziata da questa tragedia l’inchiesta della squadra mobile coordinata dalla pubblico ministero Fiorenza Mararra che nei mesi successivi ha permesso di scoprire e ricostruire una rete di spaccio molto radicata in città, soprattutto tra i più giovani. Ma non solo, perché durante le indagini è emersa anche un guerra tra bande di stranieri che l’estate scorsa ha terrorizzato il centro, in particolare piazza Cavour, tra risse, pestaggi e regolamenti di conti in piena notte.

A distanza di meno di un anno dal primo arresto, avvenuto a inizio ottobre, si è chiuso il processo di primo grado nei confronti di quattro stranieri, tre tunisini e un palestinese che hanno scelto tutti riti alternativi. La figura considerata di primo piano è quella di Ahmed Chouchoui, 19 anni, per tutti i suoi clienti solo “Rayen” il palestinese, accusato oltre alla vendita delle due dosi cedute al trentenne livornese, anche di decine di episodi di spaccio ad altrettanti livornesi. Il diciannovenne – al momento agli arresti domiciliari – è stato condannato a otto anni, nove mesi e dieci giorni di reclusione, oltre a una multa di 62 mila euro.

[[atex:gelocal:il-tirreno:livorno:cronaca:1.15985212:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/livorno/cronaca/2017/10/13/news/rayen-il-palestinese-boss-dello-spaccio-tra-i-giovani-livornesi-1.15985212]]

Tra i clienti – secondo gli investigatori – ce n’erano di talmente fidelizzati che ogni giorno si rivolgevano a lui per comprare droga. Come un certo “Nico”, che durante i mesi di marzo, aprile e maggio 2017 ha acquistato cocaina in venticinque occasioni. Ma dagli atti emergono i nomi di una decina di clienti affezionati, per lo più ragazzi e ragazze livornesi, tutti intorno ai venticinque anni: Devid, Tiziano, Tommy, Edoardo, Sara, Simone. E molti altri non identificati. Consumatori nelle condizioni di spendere a ogni incontro quaranta euro per qualche grammo di cocaina. Oltre a Rayen, tra gli imputati, c’erano anche Yasseine Ammar, 26 anni, tutt’ora in carcere, e Mohamed Ahmed, 20. Entrambi, insieme al diciannovenne, nei mesi precedenti alla tragedia, avrebbero ceduto al trentenne livornese e a un suo amico, diverse buste di cocaina a 40 euro ciascuna.

Ammar, a cui veniva contestata anche la detenzione ai fini di spaccio di una decina di grammi di un mix di anfetamina ed eroina, è stato condannato a dieci anni, quattro mesi e venti giorni di reclusione oltre a una multa di 82 mila euro. Ahmed, invece, imputato anche per la detenzione, nell’appartamento dove viveva in via del Toro, di una quarantina di dosi di cocaina, è stato condannato a cinque anni e sei mesi di carcere e a una multa di 31mila euro. L’ultimo imputato, Moussa Elhamri, 28 anni, ha invece patteggiato un anno e quattro mesi di reclusione perché con gli altri tre avrebbe acquistato e custodito per poi venderla imprecisati quantitativi di droga tra l’inzio del 2017 e il 14 aprile dello stesso quando il ventottenne è stato arrestato per spaccio.
 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il presidio

Peccioli, scatta la protesta contro l’ossicombustore: «Non siamo la discarica della Toscana»