Potenziare la sicurezza è un obbligo
Dibattito di “Oltre” tra portualità e politica «Sanzioni alle aziende che trasgrediscono»
LIVORNO. “Sicurezza: il porto di Livorno fra attività industriali, logistica e cantieristica”. Osservazioni e proposte raccolte da lavoratori e cittadini che chiedono un cambio di passo all’indomani dell’ennesima tragedia sul lavoro. L’incontro, moderato dal capocronista del Tirreno Alessandro Guarducci, è stato introdotto da Barbara La Comba dell’associazione Oltre che ha organizzato l’iniziativa. E’ stata proprio la sicurezza al centro del dibattito in Provincia a cui hanno partecipato Nedo Busdraghi della Capitaneria, Massimo Provinciali, segretario generale dell’Autorità di Sistema, Massimo Vivaldi per la sicurezza e monitoraggio attività portuali, Yari De Filicaia consigliere provinciale Pd con deleghe alla portualità, il consigliere regionale Pd Francesco Gazzetti, la consigliera del Gruppo Misto Monica Pecori, il tecnico della sicurezza, Marco Spezia e, per il comune di Livorno, l’assessora Francesca Martini.
Un dibattito che ha rappresentato un primo punto di discussione per il potenziamento di prevenzione e protezione nell’ambito dell’Autorità di Sistema Portuale, unica struttura di vigilanza in grado di coordinarsi con le tante aziende che operano nel settore. Non solo. Perché si è toccato il tema della cantieristica e gli strumenti di vigilanza di cui deve essere dotata, il coinvolgimento dei lavoratori nello studio degli impatti ambientali, più centralità del ruolo di controllo sull’organizzazione del lavoro, il pieno adempimento del Piano Regolatore del porto atto alla riduzione delle interferenze fra le varie attività. E ancora, un piano di emergenza aggiornato per la città e che tenga conto delle criticità che derivano da un’area portuale a cui vanno ad aggiungersi la presenza di 28 degli impianti a maggior rischio incidenti della Toscana e fra i quali, contiamo le 212 cisterne nei depositi costieri.
Ed è così che Vivaldi, è andato ad illustrare una serie di slide che fanno la fotografia degli infortuni: «L’Autority dal 2002 ha attivato un sistema di monitoraggio di infortuni in ambiente portuale e che riguarda esclusivamente i lavoratori portuali. I dati si ricavano facendoci inviare dalle imprese il registro infortuni, si acquisisce il numero dei dipendenti operativi nell’anno, il numero di ore lavorate da questi stessi dipendenti e dati relativi all’infortunio. Le statistiche sono chiare: nel 2010 sono stati 265, poi sempre in calo fino ai 148 del 2015, mentre con il 2016 si è leggermente aumentato con 158. Stesso trend, per l’inabilità temporanea al lavoro. Dal 2010 al 2015 in decremento, un leggero rialzo nel 2016. La mano, la più colpita con il 20%, poi ginocchio col 15.5% e il piede col 14%. Le maggiori cause, da addebitarsi alle attrezzature per operazioni carico-scarico merci e che influiscono per il 39%. Nei nostri numeri, non sono compresi amministrativi e pure vittime di infortuni mortali perché dipendenti di ditte di trasporto o marittime, o imprese industriali. E’ il caso, ad esempio, degli ultimi due sfortunati operai periti al costiero Neri».
Poi Provinciali prende la parola. «Le imprese devono fare formazione, spendersi per il rispetto delle procedure di sicurezza. Abbiamo redatto un manuale operativo, ci sono regole per evitare le interferenze. Spesso, certi incidenti si verificano per la ripetitività delle operazioni. Con la nuova legge portuale, si accentuano i poteri di coordinamento del presidente dell’autorità. Si guarderà azienda per azienda come utilizzano la forza lavoro e come il contratto è calato nella realtà. Sanzioni a chi trasgredisce».
Dalla Capitaneria, la voce di Busdraghi: «Abbiamo istituito la commissione accosti. Per capire ad esempio come fare per evitare incroci fra navi che trasportano materiale pericoloso e quelle passeggeri, interagiamo sulla preparazione professionale dell’equipaggio attraverso la certificazione della nave stessa. Il porto di Livorno è uno scalo importante, ci transitano circa 14mila navi all’anno e con l’ultima ordinanza sono arrivate anche le navi da 9mila teus, grazie a prove fatte con simulatori. Ora c’è un incremento sul numero di contenitori pieni». De Filicaia, chiede di fare attenzione nella discussione. Auspicando un miglioramento che l’attuale tecnologia permette, senza però perdere di vista l’importanza del porto e l’esigenza di non sparare a caso: «Ci sono tanti posti lavoro in ballo, serve un approccio propositivo, avendo chiaro che di lavoro ce n’è bisogno. Prima di mettere in discussione quello che c’è pensiamoci bene, stabilendo procedure univoche. Il porto è comparto assai complicato e il lavoro nelle navi è ancora più complicato. Il piano regolatore ha dato indirizzi con la suddivisione per aree funzionali». Quando si parla di riduzione del personale Asl nel servizio di prevenzione e sicurezza, ecco l’intervento della consigliera regionale Pecori: «Dopo la tragedia del 27 marzo, il problema è ancor più sentito. Abbiamo tante aziende legate alla direttiva Seveso 3. C’è la problematica Eni mai entrata in nessun tipo di indagine, ma ho appurato che nel piano emergenza non è stata valutata l’ipotesi alluvione».
Gazzetti assicura che la politica non farà spegnere i fari dell’attenzione sulla sicurezza del lavoro. «Il 18 aprile si è tenuta in Regione una seduta straordinaria sui fatti di Livorno ma anche per quel che accadde alle cave di Carrara. La creazione di una task force e il solenne impegno del governatore Rossi. Quando ci sono più competenze e soggetti, c’è maggiore esigenza di coordinamento». Ricordando che proprio a Firenze, c’è stata la prima riunione che ha visto al tavolo i soggetti con responsabilità e competenze dirette sui luoghi di lavoro. Un quadro regionale con la presenza diretta delle amministrazioni di Livorno e Collesalvetti. In chiusura, particolarmente taglienti gli interventi de sindacati, con Massimo Mazza, Roberto Pupi, Riccardo Barontini e Enrico Barbini che hanno dato un contributo sul ruolo concreto dei lavoratori in porto.
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