Il Tirreno

Livorno

L’età giusta per essere grintosi

Fabrizio Brancoli
Alberto Bucci con i suoi "ragazzi" della nazionale veterani di basket
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Alberto Bucci con i suoi "ragazzi" della nazionale veterani di basket

Nel mondo sono rimaste poche monarchie assolute: il sultanato del Brunei, Mentana con i suoi inviati e certi allenatori. Come Alberto Bucci, coach della nazionale veterani di basket

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Nel mondo sono rimaste poche monarchie assolute: il sultanato del Brunei, Mentana con i suoi inviati e certi allenatori. Al 41° secondo del video girato in una palestra di basket di Bologna, si sente un grido a bordo campo. Da una sedia pieghevole Alberto Bucci urla “stop!”, come un regista in un ciak. E i giocatori si fermano, immobili. A questo punto il coach strilla una serie di improperi che annacqueremo, censurati dal buon senso: «Tu fai schifo in difesa, di principio. Sul blocco devi passare davanti, non dietro. Riprova. Dove vai? Hai giocato per trent’anni e ancora non lo capisci! E tu? Guardi solo da questa parte, ma laggiù c’è un cretino, libero, che aspetta la palla e tu non lo vedi».

Il punto è che Bucci, 70 anni, una gamba più piccola dell’altra e un tumore vinto, non rinuncia a gridare. Il punto è che i suoi giocatori non sono bimbetti con i brufoli, ma ex campioni di 55-60 anni, una nazionale veterani che prepara gli europei di Maribor. Giocano per vedersi, per bere qualche birra insieme. Sono vecchie belve con i capelli bianchi, guidati da un domatore sulla seggiola, che li maltratta. Il punto è che questa è una lezione: il rispetto di se stessi e dei ruoli, le regole, l’impegno. Una lezione sull’età giusta per essere grintosi. Che è un’età qualsiasi.
 

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