Il Tirreno

Livorno

Sos rifiuti, gli amministratori di condominio protestano: «No, così non va. Servono le isole ecologiche»

di Juna Goti
Sos rifiuti, gli amministratori di condominio protestano: «No, così non va. Servono le isole ecologiche»

Livorno, tanti i problemi segnalati. Si chiede aiuto attraverso il Tirreno:  «Regole diverse da zona a zona, ci sono figli e figliastri»

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LIVORNO. «Così non si può andare avanti, i problemi sono tantissimi, dai ritiri che saltano all’igiene, e ormai il porta a porta assorbe quasi tutto il nostro lavoro. Alla fine ci assumeranno all’Aamps...». Come vicini di casa a una riunione di condominio. Solo che questa volta i “condomini” sono un po’ loro: più di venti amministratori di condominio della città, tutti iscritti all’associazione nazionale Anaci, hanno unito le forze e si sono rivolti al Tirreno. Per parlare di cosa? Della raccolta porta a porta che mese dopo mese si sta estendendo a tutta la città. Lo hanno fatto con una premessa: «Il nostro non vuole essere un messaggio contro la differenziata o il porta a porta, ma contro la disorganizzazione». E con una proposta su tutte: «Passare alle isole ecologiche fuori dai condomini. Isole di quartiere, di area o di blocchi di palazzi, a seconda delle esigenze, superando l’attuale sistema di raccolta porta a porta». Che a detta degli amministratori, che hanno a che fare ogni giorno con migliaia di residenti, così come è oggi non va. Perché?

Topi, liti e danni. Al Tirreno arrivano Margherita Amico, Luigi Novellini, Debora Crimella, Rita Baquis, Pier Francesco Ceselli, Stefania Basile, Marco Morganti, Ugo e Federica Parollo, Valentina Ulivi, Roberto Barsottini, Sarakaj Skenobard, Giampaolo Ghignola, Diego Morandi, Ugo Imbriolo, Federica De Santi, Anastasia Ferrarini, Simonetta Lenzi, Bianca Francesca Viscoli, Lorenzo Lavagi, Elisabetta Boldrin e Mirella Campidonico.

A Campidonico, presidente provinciale Anaci, è affidata la lettura di un documento che raccoglie le principali criticità segnalate dai condomini, con lamentele al seguito. Partendo dal «peggioramento delle condizioni igieniche», perché «l’immondizia staziona per settimane nelle abitazioni o nei raccoglitori collettivi maleodoranti», spesso «vicini alle finestre o alle porte di ristoranti e attività». I raccoglitori che poi magari ti riporti in casa «sono soggetti all’imbrattamento degli animali», i sacchi «vengono aperti dai gabbiani e attirano i topi». Gli amministratori parlano anche di un «peggioramento delle condizioni di sicurezza» segnalando ad esempio che «il vento sposta i raccoglitori che sono un potenziale pericolo per le auto» e che «la responsabilità dei danni fuori dall’orario di ritiro non è dell’Aamps». Segnalano un «aggravio dei costi» perché «spesso i condomini hanno dovuto sostenere spese per individuare spazi da destinare alla raccolta con recinzioni, cancelli, tastiere di accesso», per poi magari essere costretti a rivedere i lavori perché «i sopralluoghi precedenti non erano stati fatti da Aamps ma dalla ditta esterna alla quale si appoggia». Parlano di «peggioramento della vivibilità nei condomini», di un «aumento dei contenziosi legali e dei contrasti», di un «peggioramento della fruizione delle aree comuni, per l’eliminazione di spazi verdi o posti auto».

«Fatti figli e figliastri». Ma è anche su un altro punto che si accendono gli animi: «Sono stati fatti figli e figliastri nei vari quartieri. Ad esempio in Borgo il vetro viene conferito nelle vecchie campane che stazionano nelle aree pubbliche: perché invece in Banditella, a Salviano, ad Ardenza o a Montenero i condomini devono sentire il fracasso del vetro conferito nei mastelli sotto le loro finestre?».

«Poco tempo per organizzarci». «Manca la programmazione», ripete tra gli altri Marco Morganti: «Ogni ordinanza viene applicata in un mese, troppo poco tempo per organizzare i servizi». E «nell’ultimo mese», gli fanno eco alcune colleghe, « hanno fatto consegne di bidoni sottodimesionate o peggio ancora si sono dimenticati di consegnarli» e «hanno cambiato in corsa gli accordi».

La risposta da via Forte dei

Cavalleggeri. Un esempio lo fa Simonetta Lenzi, amministratrice di alcuni dei condomini che si affacciano su via Forte dei Cavalleggeri, dove è appena partito il porta a porta dove alcuni giorni fa è comparsa una montagna di sacchetti della spazzatura al posto nell’area dei vecchi cassonetti dell’immondizia. «Gli amministratori devono trovare lo spazio dentro gli edifici per predisporre i bidoni dell'indifferenziata», aveva scritto Aamps al Tirreno. «Aamps – premette oggi l’amministratrice – ci aveva detto che i cassonetti sarebbero stati tolti il 15 giugno, invece sono spariti improvvisamente un sabato mattina». In ogni caso, risponde, «il condominio aveva già individuato nella sua proprietà, seppur in via provvisoria in attesa di trovare una soluzione interna migliore, l’area dove mettere i suoi bidoni». Quindi chi lo dice che quei rifiuti lasciati in mezzo di strada fossero arrivati dai palazzi davanti? E «io non voglio essere responsabile di cosa fanno i cittadini di Livorno».

Le isole. La posizione è chiara: «Ormai invece di fare gli amministratori di condominio ci troviamo a gestire i problemi del porta a porta», ripete Campidonico. «Le responsabilità della raccolta non dovrebbero essere del condominio, ma del cittadino», le fa eco Federica Parollo. «Cosa chiediamo? Le isole ecologiche nei quartieri», ripete Campindonico. Magari con i famosi chip per tracciare il conferimento e arrivare alla tariffa puntuale.

Davvero è possibile pensare di passare dal porta a porta a “isole diffuse” in città? «Non è mica fantascienza», allarga le braccia Pierfrancesco Ceselli.

Un esempio arriva da Lucca, dove il Comune sta pensando di tornare indietro e di realizzare una cinquantina di isole ecologica. Ma attenzione: non per tutto il territorio, ma all’interno delle mura storiche. A Livorno non è ancora chiaro come il sistema di raccolta sarà messo in piedi nel cuore del centro, all’interno del Pentagono. Non a caso l’area è stata lasciata per ultima nella tabella di marcia.

«Ma intanto – chiude Giampaolo Ghignola – da qui a là si faccia bene il servizio che c’è». Senza saltare ritiri e cercando di ridurre al minimo i disagi.

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