Italia
E c’è anche chi combatte con l’arma della comunicazione
MARINA DI PISA. In gergo è definita “guerra psicologica”, combattuta a suon di tweet, spot televisivi e annunci radio. «In realtà quella della comunicazione è un aspetto molto importante che serve a...
MARINA DI PISA. In gergo è definita “guerra psicologica”, combattuta a suon di tweet, spot televisivi e annunci radio.
«In realtà quella della comunicazione è un aspetto molto importante che serve a creare un rapporto empatico con la popolazione e a migliorare il teatro di guerra, evitando ulteriori morti e sofferenze», spiega il tenente colonnello Antonio Di Leonardo, comandante del 28° Reggimento comunicazioni operative “Pavia” che ha sede a Pesaro, uno dei pochi al mondo che fa della comunicazione l’arma per raggiungere gli scopi della missione militare (altri reparti del genere sono stati attivati negli eserciti Usa, della Germania e di pochi altri Paesi europei).
«Siamo presenti in tutti i teatri operativi in cui agisce l’Esercito italiano - prosegue Di Leonardo - operando su tv, radio e web con lo scopo di creare consenso e conquistare la fiducia delle popolazioni locali, informandole sui pericoli e invitandole a collaborare. L’obiettivo principale è soprattutto spiegare che i militari impiegati in quella missione non sono invasori».
Comunicazione on-line, televisiva e radiofonica, ma anche interazione diretta con la popolazione e con i leader locali.
Negli scenari più difficili o nei territori non semplicemente raggiungibili, il Reggimento (composto da circa 600 militari) agisce dall’alto, con il lancio di volantini per informare sulle operazioni militari in corso.
«Spesso la comunicazione è anche per scopi umanitari - aggiunge Di Leonardo -, sensibilizzando ad esempio, soprattutto nei Paesi più poveri, sull’importanza delle vaccinazioni o su altre precauzioni sanitarie».(d.r.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
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