Il Tirreno

Livorno

«Io patentata dal 1952: quante offese mi sono presa sulla mia 600»

Tra i campioni del volante spicca la storia di Mara Sereni, insignita del titolo di Maestra del volante in virtù del famigerato ‘documento rosa’ conseguito nel 1952. Un quasi record per l’edizione di...

2 MINUTI DI LETTURA





Tra i campioni del volante spicca la storia di Mara Sereni, insignita del titolo di Maestra del volante in virtù del famigerato ‘documento rosa’ conseguito nel 1952. Un quasi record per l’edizione di quest’anno visto che, in assenza di Accademici, nella lista degli emeriti della guida c’è stato spazio soltanto per un altro associato, Francesco Biancofiore originario di Torino, patentato un anno prima di lei.

«Ho conseguito la licenza di guida a Pontedera quando ero ancora sfollata - racconta la novantenne, alle spalle 34 anni dietro la cattedra, molti dei quali passati alle Micali -. Anche se ci tengo a precisare che sono nata a Livorno e successivamente sono tornata ad abitare a Castiglioncello. Sono sempre stata una donna testarda e indipendente. In quegli anni poi, lo spirito di rivalsa verso le privazioni che avevamo dovuto subire nel corso della guerra mi spinse a osare. Non erano molte le ragazze che provavano ad emanciparsi, anche attraverso un traguardo che oggi potrebbe apparire scontato e normale ma che, in realtà, ai tempi, mi ha fatto beccare anche più di un insulto da parte di qualche uomo che si sentiva minacciato e scavalcato al solo passaggio di una donna alla guida di un’auto. Il tanto tipico, quanto sessista e becero grido ‘Alla ‘onca!’, mi è stato rivolto più di una volta. Secondo la mentalità diffusa, il sedile di guida non era certo il posto più adatto per una signorina: secondo questi ‘gentiluomini', la donna era decisamente meglio in versione angelo del focolare a pulire i piatti… ».

Adesso Mara Sereni non si diletta più in strada («La patente è sempre in tasca e valida per un altro anno ma è meglio essere prudenti, i riflessi non sono certo quelli di una volta», ammette l’anziana, accompagnata per l’occasione dalla nipote), ma ricorda con orgoglio di aver macinato parecchi chilometri. «La prima vettura che ho acquistato, ovviamente di seconda mano visto che nel frattempo stavo anche continuando a studiare a Pisa per diventare insegnante, era una 600 celeste, con quei tipici sportelli dell’epoca che si aprivano al contrario».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Primo piano
Il futuro del cantiere

Salvataggio Tigs, le offerte giuste: «Partono da 250 milioni di euro» – Chi sarà a decidere e tutti gli scenari possibili

di Giovanna Mezzana