Italia
«Ora il Caprilli è vuoto il consiglio comunale dia il suo aiuto...»
Cosimi: «Ci chiese di salvare tutti i lavoratori, contesto difficile ma noi non mettemmo la pietra tombale». Il caso della Pec
LIVORNO. «Non abbiamo messo una pietra tombale sull’ippodromo», ripete Alessandro Cosimi. E «abbiamo giocato tutte le carte che avevamo per arrivare a quei venti posti di lavoro che il consiglio comunale ci aveva chiesto di salvare». Lo aveva fatto «con un atto firmato da tutte le forze politiche», quindi «istituzionale»: un atto per ricollocare tutti i lavoratori, «e contemporaneamente». Da lì le lunghe trattative con Alfea anche dopo la determina che le aveva praticamente già affidato il Caprilli per trent’anni.
Parla così di cosa il “caso ippodromo” ha rappresentato negli ultimi anni della sua amministrazione, l’ex sindaco Cosimi. E in tre ore di risposte dal profilo istituzionale, lancia una piccola provocazione al consiglio quando dice che «ha grandi responsabilità» e che «oggi c’è un impianto vuoto, e forse dovrebbe dare un aiuto...». Giacca blu e cravatta, ieri è tornato nel municipio diventato M5S per rispondere alle domande della commissione di indagine sulla Labronica corse presieduta da Marco Cannito (Cd). Con lui l’ex assessora Paola Bernardo, che ha ripercorso gli step della trattativa con Alfea, per come l’amministrazione l’ha vissuta tra il 2011 e il 2014.
Bernardo parte proprio dicendo che all’epoca ci furono «richieste pressanti non solo dei sindacati ma anche del consiglio per garantire la collocazione di tutti i lavoratori della Labronica», diventata nel frattempo tutta del Comune. E che per cercare di farlo «ci impegnammo su più fronti». Ricorda che quattro lavoratori sarebbero andati ad Aamps, uno a Casalp, quattro al golf da realizzare in Banditella. Alfea aveva messo per scritto da subito che ne avrebbe assunti sette. Ma ne sarebbero comunque rimasti fuori alcuni e in vista della firma della convenzione – che non sarebbe mai arrivata né in era Cosimi né in era Nogarin, «segno delle difficoltà oggettive del contesto» e «cosa è accaduto dal 2014 in poi lo sapete voi», dice oggi Cosimi – partirono nuove lunghe trattative con la società pisana per cercare di far crescere il numero di assunzioni. «Il sindaco – ricorda Bernardo – si fece carico anche di una mediazione tra Alfea e sindacati». Ma «il vero problema scoppiò nel febbraio 2014, quando fummo messi a conoscenza dei contratti di solidarietà attivati da Alfea a Pisa». E il Comune chiese alla società la presentazione di un piano economico finanziario, prima di avviare il procedimento di decadenza dall’assegnazione trentennale. E le basi della gestione transitoria della Livorno Galoppo.
Così ieri è tornato alla ribalta anche il “giallo della Pec”. Perché, fa notare Elisa Amato (Fi), è emerso che Alfea «non ha mai ricevuto la Pec che la invitava a presentarsi con tutti i documenti richiesti per la firma della convenzione: si dice che non sia mai partita, che il dirigente era in ferie». Che qualcosa nell’invio non funzionò lo dice la stessa Bernardo, «ma quando ci accorgemmo dell’errore, il dirigente mandò un’altra Pec» e «comunque il punto è che Alfea non riteneva di dover presentare quella documentazione». La stessa Alfea che oggi, dopo avere avuto ragione dal tribunale, chiede 3 milioni di danni. Mentre Bernardo sottolinea che almeno fino a fine 2013 l’impianto era in condizione di “correre”.
I consiglieri M5S chiedono a Cosimi della gestione della Labronica fino al 2010 e della scelta di acquisire il 50% delle quote, fino al perché dell’«incaponirsi» con Alfea. Qualcuno lo fa in un clima un po’ a sorpresa, come quando Daniele Galli (M5S), sulla questione dei lavoratori, dice frasi come: «devo diventare il difensore di Cosimi», «alla fine il golf quattro persone al lavoro le ha messe», e «a quelle condizioni non so chi avrebbe fatto meglio o peggio». L’unico a intervenire dal Pd, Marco Martelli, punta il dito verso i 5S: «Il fallimento del Caprilli è stata una vostra decisione, non consideravate più le corse una priorità. Il sindaco venga a presentarci un progetto alternativo per quell’area, o pensa di lasciarla al degrado?».
(j.g.)
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