Il Tirreno

Livorno

Perseguitata dall'ex grida la sua paura: «Tornerà con una pistola» - Audio

Ilaria Bonuccelli
La polizia indaga sulla denuncia (foto di archivio)
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La polizia indaga sulla denuncia (foto di archivio)

Le parole e le lacrime di Viola: lui ha tentato di ucciderla, ora è libero e senza restrizioni. E cambiare casa non è bastato

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LIVORNO. «Ho paura. Pensavo che trasferirmi sarebbe bastato. Invece ha saputo subito il mio nuovo indirizzo. E ora che è sotto processo non vorrei che le cose si aggravassero. Che si incattivisse e mi si presentasse sotto casa, con un’altra pistola». Viola (il nome è di fantasia, lo stesso di un anno e mezzo fa) lacrima il terrore. Identico a novembre 2016 quando il suo ex si presentò nel suo negozio: in mano una Smith Wesson carica. Non sparò i 5 colpi perché l’arma gli sfuggì di mano, Viola riuscì a chiamare la polizia e l’uomo venne arrestato: tre giorni di domiciliari, poi libero. Oggi uguale. No, peggio: non c’è alcuna misura cautelare a tenerlo lontano da Viola. «La legge prevede che lui resti libero in attesa dell’udienza preliminare. Non ha neppure la diffida. Può fare quello che vuole».

Viola no. Non esce per paura di incontrarlo. «Può venire a un metro e spararmi. E nessuno lo può fermare». Il panico nella voce. «Non è sottoposto ad alcuna misura restrittiva quindi potrebbe stare fisso sotto casa mia. Potrebbe anche provare a parlarmi. Io da vittima devo subire e accettare. Invece ho paura. Ho paura perché si avvicina l’udienza e lui potrebbe incattivirsi e venire con un’altra pistola». La prima è quella di 18 mesi fa. Tanto c’è voluto per arrivare a un’udienza preliminare. Eppure la commissione di inchiesta sul femminicidio al Senato denuncia che proprio la lentezza della giustizia è uno dei fattori di rischio più rilevanti nella violenza di genere.

Scaduti i termini delle misure cautelari come la carcerazione preventiva non ci sono altre forme efficaci di prevenzione denuncia Il Tirreno da oltre un anno: il braccialetto elettronico anti-stalker resta una previsione inapplicata del codice di procedura penale, visto che non è richiedibile per chi non è convivente. E per chi è accusato di atti persecutori.

Nel caso di Viola, la giustizia è impotente. A meno che l’ex non commetta un altro crimine. Forse potrebbe essere riproposto per l’uomo un divieto di avvicinamento «ma non serve a nulla. Anche quando ce l’ha avuta - denuncia Viola - doveva stare a 300 metri di distanza da me - non l’ha mai rispettata. E ora in tribunale cerca anche di farmi passare per scema: cerca di dire che le auto con cui transitava sotto casa mia non erano guidate da lui; che mi sono confusa con qualcuno che gli somigliava. Eppure abbiamo foto, video, testimoni». Anche sms che confermano i pedinamenti. E le minacce. “Questa volta non farò chiacchiere ti distruggerò grande p..t”; “Non vedo l’ora di vendicarmi del tuo tradimento figlia di p... ti spazzerò via da tutto..”. “Rispondi o suonerò il campanello: sono qui sotto”.

Proprio per questo, Viola decide di trasferirsi. All’inizio di marzo cambia casa. «Ho anche tentato di spostarmi di regione. Per un periodo sono andata da una mia zia, ma ero terrorizzata. In Nella nuova città, non conoscevo nessuno, vedevo pericoli a ogni angolo: ogni faccia nuova che mi veniva incontro per me era motivo di ansia». Così Viola torna in Toscana e cerca una nuova casa. Indirizzo segreto. «Non ho neppure preso la residenza nella nuova perché so che lui è in grado di risalirci attraverso il numero di targa dell’auto». La precauzione risulta inutile. Come le altre. Il trasloco organizzato in modo anonimo: con l’aiuto degli amici, di sera, usando la propria auto o un furgoncino senza insegne solo per spostare i mobili più pesanti.

«Ero certa di essere in salvo. L’altro giorno verso 15,30 dovevo uscire per andare a fare la spesa e incontrarmi con una mia amica e, all’improvviso, l’ho visto sotto la mia casa nuova. Mi è mancato il respiro. Poi ho pensato a una coincidenza, anche se la strada dove vivo è piccola, a senso unico. Mi sono nascosta. Ma lui è passato e ripassato e ripassato. Mi ha già trovata». Non si spiega come, Viola. «Ho chiamato un’amica. Le ho chiesto di accompagnarmi al commissariato. Ho cercato una casa vicino alle forze dell’ordine per sentirmi protetta. Ma non basta. Io sono barricata in casa, lui è libero». La polizia conferma. Non ci sono misure contro l’ex compagno. «Però le due poliziotte mi hanno accolta. Mi hanno ascoltata e confermano di conoscere bene tutta la vicenda. Infatti, mi hanno dato due consigli: mettere al corrente di questa situazione anche i carabinieri; chiamare subito il 112 o il 113 appena appare perché lui non ha neppure il divieto di parlarmi. Quindi me lo posso trovare a un metro, con una pistola per spararmi. Proprio ora che avevo iniziato a riprendermi. Ma lui non vuole. Ma che cosa vuole?».
 

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