Scarsa igiene in cucina chiuso ristorante etnico
Il provvedimento della Capitaneria, multa anche a un’altra attività simile Trovate aragoste vive in un locale: sanzione di 1.500 euro al titolare
LIVORNO. Quando gli ispettori della Guardia costiera sono entrati nella cucina del ristorante, hanno trovato irregolarità di ogni tipo dal punto di vista igienico, tanto da coinvolgere anche il personale dell’azienda sanitaria per un controllo. Attrezzature e materiali sporchi, mal tenuti e non compatibili con la preparazione e la somministrazione del cibo ai clienti, prodotti congelati e freschi conservati in maniera non idonea. Così, all’interno del ristorante etnico nel centro di Livorno, è scattato anche il blitz dell’Usl per fare ulteriori verifiche in cucina e valutare eventuali provvedimenti a tutela dell’igiene e della salute pubblica. I controlli congiunti dei giorni scorsi hanno portato, oltre a una multa di mille euro, al fermo dell’attività. «Dopo il verbale - spiegano dalla Capitaneria di porto - il titolare ha rispettato le prescrizioni dell’azienda sanitaria ottenendo, successivamente, la revoca del provvedimento di chiusura». Solo una sanzione, invece, per il titolare di un altro ristorante etnico della nostra città, sorpreso mentre stava ricongelando calamari già precedentemente scongelati e multato con un verbale da 2mila euro: il prodotto, come fa sapere la Guardia costiera, sarebbe stato somministrato ai clienti sotto forma di spiedini ed è stato immediatamente sequestrato.
Questi due controlli rientrano nell’ultima operazione della Capitaneria di porto, eseguita a 360 gradi su tutto il territorio regionale e finalizzata a contrastare chi non rispetta le norme sulla pesca e sulla commercializzazione dei prodotti. Sempre a Livorno, nella cucina di un noto ristorante, recentemente sono state trovate e sequestrate aragoste vive: dal 1° gennaio al 30 aprile, nei mari nazionali, la cattura di questa specie è vietata e di conseguenza anche la vendita. Le aragoste, pronte per essere servite ai clienti, «quasi sicuramente - come evidenzia la Guardia costiera - erano state catturate illegalmente sui fondali di Livorno». Pertanto al ristoratore è stata notificata una multa di 1.500 euro, mentre le aragoste sono state rigettate in mare. E controlli simili sono stati fatti anche in provincia: in due ristoranti di Rosignano Solvay e Castiglioncello, per esempio, sono stati sequestrati circa 60 chili di prodotti scaduti e senza l’idonea documentazione di tracciabilità, con i titolari che non hanno saputo spiegare la provenienza e hanno preso una multa complessiva di 6mila euro.
L’operazione, intensificata particolarmente negli ultimi giorni sotto il coordinamento della Direzione marittima-Guardia costiera della Toscana, è stata denominata Cross check, cioè “controlli incrociati”: il termine caratterizza il metodo di lavoro seguito nell’ambito dei controlli, metodo che prevede la verifica sui sistemi informatici delle banche dati sulle catture e sulla vendita. Complessivamente sono stati eseguiti 230 controlli e riscontrati 80 illeciti, con oltre mille chili di prodotti ittici e otto attrezzi da pesca sequestrati, per un totale di 82mila euro di sanzioni. Numeri che testimoniano l’impegno della Capitaneria di porto, con personale e mezzi impiegati sia in mare, per la repressione degli illeciti sulla pesca professionale e sportiva, sia a terra, nelle attività di commercializzazione del pescato come i ristoranti. «Le zone interessate dai controlli - chiude la Guardia costiere - rientrano nelle province di Livorno, isola d’Elba compresa, Pisa, Lucca, Pistoia, Massa e Carrara, Prato, Siena e Grosseto. Gli illeciti maggiormente riscontrati sono quelli riguardanti l’etichettatura e la tracciabilità dei prodotti ittici, la vendita di alcune specie sotto taglia minima e di altre di cui in questo periodo è vietata la pesca e la commercializzazione. Altre sanzioni, infine, sono state notificate per la detenzione di prodotti scaduti».
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