«Non toglieteci la nostra musica»
Parlano i ragazzi della Villa: questo parco è rinato, è qui che ci ritroviamo
LIVORNO. «Ho aspettato da tutto l’inverno questo momento. Ero felice perché con l’arrivo della primavera sarebbero tornati i pomeriggi alla Villa Fabbricotti targati Neon Moon con musica e intrattenimento per ragazzi. Questo posto era rinato grazie al Chioschetto». Maria Melandri è una studentessa e come tanti coetanei il pomeriggio si ritrova alla Villa Fabbricotti per studiare e stare in compagnia. Tra i 16/17 e i 25 anni sono in tantissimi a venire qui per preparare esami universitari o interrogazioni scolastiche: «Ormai è diventato un punto di ritrovo», dice.
E per questo dall’anno scorso è nato il “Neon Monn”, con musica e intrattenimento due volte alla settimana. «Era l’unica cosa interessante che c’era a Livorno», spiega Edoardo Rela, un altro studente che frequenta il Chioschetto (nella foto al centro con Cosimo Gragnani e Filippo Falleni): «Vorrei sapere che male c’è se due pomeriggi a settimana, dalle 18 alle 20 alcuni ragazzi si trovano per suonare. Eppure viviamo in una città in cui dà fastidio chi cerca di incentivare i giovani a sviluppare le proprie passioni». «E la cosa incredibile – interviene Cosimo Gragnani – è che sembra che vogliano vietare pure il cinema. Stiamo parlando del cinema della Villa Fabbricotti, che a Livorno è un’istituzione. Io abito in questo quartiere da tantissimo tempo e c’è sempre stato. E non ha mai dato noia a nessuno. Non si può vietare tutto».
Però adesso ecco la mannaia sui concerti “live” delle band emergenti. «Erano solo due giorni a settimana – continua Filippo Falleni – mica tutte le sere. Per di più a un orario accessibile, perché alle 20 finiva tutto. Era una cosa divertente: uno finiva di studiare e andava a sentire gli amici che suonavano».
Si cambia tavolo, ecco altri studenti. Ma con chiunque si parli, l’opinione è sempre la stessa. «La Villa Fabbricotti – spiega Emma Pieri – è un posto unico: non è solo un bellissimo parco, è un punto di ritrovo per centinaia di ragazzi. Si viene qui, si studia, si gioca a pallone, si ascolta la musica, si prende un caffè. Diciamo sempre che a Livorno non c’è niente per i giovani e poi quando c’è qualcosa, facciamo di tutto per rovinarla».
C’è anche chi pensa agli sforzi del proprietario del Chioschetto che in pochi anni ha reso un semplice bar un punto di riferimento per persone di ogni età. Una di queste persone è Martina Maltini: «Ci ha messo tanto per creare tutto questo e adesso vogliono rovinargli anni di lavoro. Voglio vedere cosa faremo noi ragazzi adesso. D’estate a Livorno cosa fai se non vai al mare? Prima venivamo in Villa...».
Tra un Estathé e un libro mezzo aperto, tutti gli studenti la pensano così. «Era una cosa che aiutava a fare comunità» dicono Virginia Dini e Margherita Ughi. E anche Leonardo Bachini vuole dire la sua. «È una vergogna che si voglia chiudere un posto del genere. Vogliono che la Villa diventi un posto per persone anziane e bebè. Ma anche noi ragazzi abbiamo bisogno dei giusti spazi. Questo Chiosco era un posto perfetto. Con tutto quello che si poteva denunciare, dovevano puntare il dito proprio sulla musica? ».
Dalla parte dei ragazzi, si sono schierate anche tante mamme che portano i figli piccoli al parco durante il pomeriggio. Molte di loro hanno firmato il foglio di protesta che è affisso fuori dal locale. «Non stiamo parlando di musica ad alto volume – sostiene Maria Cristina Testagrossa – ma di una cosa carina che fa da sottofondo. Era una bella cosa, non vedo come potesse dar noia». Sua nipote Rachele Testagrossa, neanche sapeva che esistesse una cosa del genere. «Io abito accanto alla Villa, ho il giardino dall’altra parte del campo da basket. E da casa mia la musica non si sente nemmeno».
«Io verrei qui con le trombe da stadio – chiude ironicamente Giorgio Cavaciocchi – così ci si renderebbe conto di cosa dà noia e cosa no. Spero chi chi ha in mano le decisioni faccia qualcosa per far tornare la musica alla Villa».
Nicolò Cecioni
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