Avere un tumore senza avere paura: ecco la “cura” Roncella
Nell’unità operativa della dottoressa Manuela Roncella già si curava il tumore al seno. Ora si curano le donne, si aiutano a ricominciare a vivere dopo il tumore accompagnandole lungo un percorso unico: un solo edificio dove trovare risposte per ogni diversa esigenza specialistica
È l’amore che fa cantare le donne al mercato dei fiori. Non nascondere il cuore. È l’amore che fa campare le donne al mercato dei fiori……» cantavano nel 1975 De Gregori e Patty Pravo. E sono queste le parole che hanno ispirato il nome di un luogo, “Il Mercato dei fiori”, dove si può tornare a respirare il profumo della vita in tutte le sue sfumature più belle: la vita di coppia, la bellezza, la possibilità di diventare madri. Oltre la malattia, al di là della paura.
Ospedale Santa Chiara di Pisa. Edificio numero 6: senologia. I lavori sono in corso ma i “semi” di quella che è una vera rivoluzione nella sua assoluta semplicità si vedono già. Nell’unità operativa della dottoressa Manuela Roncella già si curava il tumore al seno. Ora si curano le donne, si aiutano a ricominciare a vivere dopo il tumore accompagnandole lungo un percorso unico: un solo edificio dove trovare risposte per ogni diversa esigenza specialistica. Dalle conseguenze patologiche della terapia affrontata alle necessità di tipo estetico e psicologico, quelle legate alla sfera sessuale ma anche legale che possono insorgere in conseguenza della cura, e così via. «Quello che vogliamo oggi è che le nostre donne possano superare il tumore al seno ritrovando la serenità e la gioia di vivere» dice Manuela Roncella.
Gli spazi in allestimento - ma in parte già esistenti - nell’edificio 6 del Santa Chiara hanno un obiettivo rivoluzionario nella sua semplicità: curare le donne e “non solo” il tumore.
«In effetti, quando mi è venuto in mente il progetto che abbiamo chiamato “Il Mercato dei fiori” mi è sembrato quasi una cosa ordinaria, normale. L’innovazione è solo l’organizzazione. Tutto quello che è nel progetto si sta già facendo, gli ambulatori e i servizi che mettiamo a disposizione ci sono già. Solo che sarà tutto in un’unica struttura facilmente accessibile. Devo dire che tutti i miei colleghi hanno accettato di partecipare dando il proprio contributo e aggiungendo innovazione a innovazione. È stato entusiasmante, sono tutti molto coinvolti nel progetto».
Come nasce l’idea di un ambulatorio polispecialistico accanto al già esistente polo unico (Breast Unit) di diagnosi, cura e riabilitazione delle pazienti operate al seno?
«Era già da un po’ che pensavo di completare il percorso della donna con tumore alla mammella che in questi anni abbiamo messo su: la diagnosi e la riabilitazione sono già nello stesso edificio. Sono fortunata ad avere responsabili e dirigenti che hanno creduto in questo progetto che nasce dal dare valore alla crescente esigenza di una migliore qualità della vita per ciascuno di noi. Fuori dall’Italia esistono già centri per la cura della donna dove si trova tutto quello che serve. Parlando nel nostro comitato di medicina di genere è stato quasi automatico pensare a un luogo dedicato al trattamento delle problematiche post operatorie per permettere alla donna di combattere gli effetti collaterali della malattia: dalla menopausa precoce alla sessuologia, l’osteoporosi, la fibromialgia, la psicologia, la fisioterapia, senza dimenticare per le pazienti più giovani le questioni legate alla genetica e alla possibilità di preservare la fertilità. In maniera non organizzata esisteva già, poi, tutta la parte dedicata all’estetica e alla chirurgia plastica. Molte delle idee sono emerse nell’ambito dei confronti con i diversi attori del progetto che è interattivo: siamo ben disponibili a interagire sulle idee».
L’innovazione riguarda anche le modalità di accesso a questo sistema di servizi.
«Sì, pensiamo a una App, un sistema agile adatto a un percorso che vede al centro la donna, il dialogo tra la paziente e noi, il costante confronto tra noi operatori e, grazie a questa organizzazione, la possibilità di trovare prima soluzioni personalizzate. E questo è un altro dei punti di forza del progetto».
Grazie a chi è stato possibile tutto questo?
«Certamente grazie alla disponibilità di tanti colleghi e a un direttore, il dottor Carlo Tomassini, che ci ha creduto».
Questo “modello” di cura a 360 gradi costa di più?
«La parola d’ordine per l’amministrazione è stato “costo zero”. In realtà ci sono costi iniziali inevitabili che riusciamo ad affrontare anche grazie alla generosità di tanti sponsor con i quali riusciremo a finanziare anche delle borse di studio. C’è però un vantaggio in prospettiva, anche sul piano economico. Si parte da un concetto di base: l’uguaglianza nell’accesso. Il percorso sarà lì a disposizione di tutte con progetti individuali. E lo scopo non è creare un’offerta basata su una domanda, ma esattamente il contrario: offrire servizi visibili e trasparenti perché tutti possano accedere “riducendo” la domanda, cioè la necessità di servizi aggiuntivi. Gli sprechi e i “doppioni” si creano quando non si trovano risposte. Quelle che invece noi vogliamo dare in un unico centro».
Manuela Roncella, 61 anni, è il direttore dell’unità multidisciplinare di senologia e Centro senologico dell’Azienda ospedaliero universitaria pisana (Aoup). Una realtà la cui nascita deve moltissimo alla dottoressa, laureata in medicina a Pisa nel 1982 con specializzazioni in chirurgia generale e chirurgia d’urgenza e pronto soccorso. Una carriera, la sua, cominciata al fianco del professor Franco Mosca nell’unità di chirurgia generale e trapianti dell’Aoup. Dagli anni Novanta si occupa in maniera crescente e poi in maniera esclusiva di trattamento del carcinoma mammario. È del 2010 la nomina a direttore dell’unità multidisciplinare di senologia (Breast Unit): realtà istituita con delibera regionale e nel tempo sviluppata grazie all’impegno della dottoressa Roncella in vero e proprio Centro senologico, il primo in Toscana e tra i primi per numero di interventi l’anno. Il Centro include in un unico istituto la chirurgia senologica, la radiologia senologica e la riabilitazione fisica e psicomotoria oltre alle associazioni di volontariato fondate da pazienti del Centro.
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