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Cisterna, utensili e regole Ecco i dubbi dell’inchiesta

di Federico Lazzotti
Cisterna, utensili e regole Ecco i dubbi dell’inchiesta

LIVORNO . Immaginate un puzzle appena completato, poi prendete le tessere e sparpagliatele per tutta la casa. Ecco, più o meno è questa la situazione che mercoledì scorso si sono trovati di fronte...

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LIVORNO . Immaginate un puzzle appena completato, poi prendete le tessere e sparpagliatele per tutta la casa.

Ecco, più o meno è questa la situazione che mercoledì scorso si sono trovati di fronte gli investigatori che indagano sull’incidente sul lavoro costato la vita a Lorenzo Mazzoni e Nunzio Viola, gli operai della Labromare uccisi nell’esplosione della cisterna numero 62, all’interno della Depositi Costieri Neri.

Spiegato perché da dieci giorni a questa parte l’obiettivo principale della Procura è stato quello di recuperare le tessere dell’incidente: gli oggetti trovati intorno al luogo della tragedia, a cominciare dagli utensili, disporre le autopsie sui corpi, raccogliere le testimonianze dei due sopravvissuti e sequestrare nelle sedi delle società centinaia di documenti (le disposizioni di sicurezza, la formazione dei dipendenti, le condizioni della cisterna e tutto quello che riguarda i regolamenti interni).

Il primo passo per ricostruire, invece, quel maledetto quadro è stato compiuto ieri poco prima di pranzo quando i due consulenti della Procura hanno varcato la soglia dello stabilimento lungo via Leonardo Da Vinci.

In mano l’incarico ricevuto poche ore prima dalle pubbliche ministere Sabrina Carmazzi e Fiorenza Marrara con i quesiti ai quali rispondere: la valutazione dello stato dei luoghi intorno al serbatoio, la condizione del camion con il quale era stato effettuato lo svuotamento del silos, valutare le attrezzature sequestrate e tutti i reperti comparando questi elementi con la relazione medico legale. Due gli obiettivi: accertare se che cosa abbia innescato l’esplosione e verificare se le misure di sicurezza siano state rispettate o meno. E nel caso chi doveva intervenire e non lo ha fatto.

L’AUTOPSIA. Proprio i primi risultati dell’autopsia, affidata dalla Procura al professor Marco Di Paolo, potrebbero essere importanti per ricostruire la posizione dei due operai al momento dello scoppio. Sembra infatti, confermano anche i consulenti di parte, che dalle lesioni sia possibile ipotizzare che Viola fosse più vicino, rispetto al collega, al punto dal quale è partita l’esplosione. Un elemento che certamente da solo dice molto poco ma che dovrà essere inserito in quel puzzle che faticosamente gli investigatori stanno cercando di completare.

LA CISTERNA. Un altro aspetto che più passano i giorni e più sta diventando uno degli elementi sui quali si sta focalizzando l’attenzione degli inquirenti riguarda la cisterna esplosa e soprattutto la sua manutenzione.

Gli operai, infatti, la stavano svuotando dall’acetato di etile, una procedura diversa dalla bonifica. Quest’ultima , infatti, prevede la completa pulizia del serbatoio e, al termine, una sorta di certificazione. Da quanto non veniva bonificato il silos numero 62? Possibile che all’interno siano rimaste altre sostanze che mischiate con il solvente e l’ossigeno abbiano fatto alzare il livello di esplosività?

L’INNESCO. Certo è che qualsiasi cosa contenesse la cisterna è servito un innesco e una scintilla perché esplodesse. E qui vengono chiamati in a causa tre diverse possibilità: il cellulare di uno degli operai rimasto acceso che ha creato un campo elettromagnetico, un utensile diverso da quelli prescritti, in ottone o bronzo, oppure lo sfregamento un oggetto con il terreno: la parte finale del tubo usato per lo svuotamento o anche delle chiavi.



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