Il Tirreno

Livorno

Da Corrado a Piero Neri, chi sono i 10 indagati per gli operai morti

di Federico Lazzotti
Da Corrado a Piero Neri, chi sono i 10 indagati per gli operai morti

Livorno, esplosione della cisterna in porto: si continua a lavorare sulle cause che hanno determinato la tragedia

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LIVORNO. Ci sono alcuni degli imprenditori portuali più importanti di Livorno tra i dieci indagati per la morte di Lorenzo Mazzoni, 25 anni, e Nunzio Viola, 52, i due operai scomparsi mercoledì scorso a causa dell’esplosione della cisterna che stavano pulendo – la numero 62 della Neri Depositi Costieri – dai residui di acetato di etile, un solvente altamente infiammabile.

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A cominciare da Corrado Neri, 49 anni, indagato in qualità di presidente del consiglio di amministrazione di Labromare, società per la quale lavoravano le vittime. Oltre all’imprenditore nato a Pisa, sabato pomeriggio al termine di un lungo summit con tutti gli investigatori in via Falcone e Borsellino, dalla Procura sono partiti altri nove avvisi di garanzia. Per tutti l’accusa è quella di omicidio colposo plurimo.

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Un atto dovuto per l’autopsia all’ospedale Santa Chiara di Pisa che da un lato permetterà agli indagati di nominare un consulente di parte che seguirà gli esami, ma che a livello investigativo, circoscrive le ipotesi di reato al datore di lavoro e ai vertici della colosso dove è avvenuta la tragedia.

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Per quello che riguarda la Labromare, società che dal 1980 esegue operazioni di pulizia delle cisterne, nel registro degli indagati sono finiti altri cinque nomi. A cominciare dai tre amministratori delegati che fanno parte del cda rinnovato a giugno dello scorso anno. Si tratta di Alberto Cattaruzza, 52 anni, triestino, Corrado Neri, 43 anni, cugino del presidente, e Giacomo Gavarone, 37, residente a Genova. Inoltre gli investigatori, coordinati dalle pubbliche ministero Sabrina Carmazzi e Fiorenza Marrara, hanno individuato possibili responsabilità a carico di Massimo Nicosia, 45 anni, in qualità di procuratore speciale e direttore generale della società con delega a rappresentare Labromare – si legge nella visura camerale – «per l’osservanza delle procedure di sicurezza» e soprattutto per «vigilare, con cura e diligenza, affinché venga garantito che gli impianti vengano gestiti in piena conformità». E Riccardo Figaro, 54 anni, anche lui in qualità di procuratore speciale responsabile «della bonifica e degasificazione di serbatoi con gas inerte di navi e alla bonifica di serbatoi». Dunque proprio l’attività che stavano svolgendo i due dipendenti scomparsi.

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Quattro, invece, i rappresentanti della Neri Depositi Costieri finiti nel registro degli indagati. Anche in questo caso la scelta degli investigatori è caduta su tutto il consiglio di amministrazione e sul procuratore speciale. Tre gli amministratori coinvolti: Piero Neri, 73 anni, in qualità di presidente del consiglio di amministrazione, Tito Neri, 75, amministratore delegato dal luglio dello scorso anno e Piero Orsini, 75, consigliere con la carica di responsabile tecnico della spa a partire dal 2000. Oltre a loro c’è anche Francesco Volpi, 51 anni, in qualità di procuratore speciale. E soprattutto perché nello statuto societario compare come responsabile «di tutte le attività lavorative, industriali e produttive che si svolgono nello stabilimento sociale».

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Intanto proseguono le indagini (condotte da vigili del fuoco, polizia, polmare, capitaneria di porto e Asl) per arrivare a stabilire le cause dell’esplosione che ha causato la morte dei due operai. Per il momento sono ancora molte le ipotesi sulle quali stanno lavorando gli investigatori: un cellulare lasciato acceso, un utensile di un materiale diverso da quelli in bronzo e ottone – anti scintilla – indicati in quell’ambiente di lavoro. Difficile pensare che l’autopsia affidata a dottor Marco Di Paolo riuscirà a risolvere completamente i dubbi. Ma almeno al termine degli esami, le salme saranno riconsegnate alle famiglie che potranno fissare la data dei funerali.
 

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