Il Tirreno

Livorno

E per i parenti ora c’è la “casa incontro”

E per i parenti ora c’è la “casa incontro”

Inaugurato l’edificio che accoglierà famiglie e detenuti in permesso: è intitolato a don Quilici

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LIVORNO. Le famiglie dei carcerati e i detenuti in permesso finalmente sapranno dove dormire. È stata inaugurata martedì pomeriggio in via della Maddalena la casa incontro intitolata a Don Giovanni Battista Quilici, fondatore delle suore della Congregazione delle Figlie del Crocefisso.

La struttura è stata costruita nel 1800 ed è diventata un luogo di accoglienza per bisognosi nel 1995 grazie al volere dell'ex vescovo Ablondi. L'edificio, però, necessitava di un restyling e così la Caritas di Livorno ha iniziato a raccogliere fondi e a fare sacrifici per risistemarla. «La casa adesso – ha spiegato suor Raffaella – ha 7 camere da letto, più una cucina e una stanza comune con tv. Sono quasi tutte camere matrimoniali, perché sono fatte per le famiglie, alcune hanno anche un lettino aggiuntivo o un divano letto. Si tratta, infatti, di una casa di accoglienza per i detenuti in permesso e per i familiari che li vengono a trovare». E visto che in molti hanno difficoltà a permettersi un alloggio, è stata messa a disposizione questa struttura.

«L'idea è quella di aiutare la gente nell'accrescere le proprie relazioni, in un ambiente come il carcere che tende di per sé a isolare e dividere dal mondo reale o dagli affetti».

La casa “Don Quilici” è stata riaperta martedì e già ha accolto i primi ospiti. «Per avere ospitalità – ha chiuso suor Raffaella – bisogna mandare una mail alla Caritas di Livorno, che poi prende contatti con il carcere. Questo serve sia per sapere se c'è posto, sia per avere una tracciabilità di chi accogliamo». Il costo dei lavori di restauro è stato di 90mila euro, 80 li ha messi la Caritas, 10mila, invece, sono arrivati da Paolo Brosio e dalla sua associazione, con la cena di beneficenza a Montenero dello scorso giugno.

Al taglio del nastro ha partecipato anche il vescovo Simone Giusti che prima dell'inaugurazione ha celebrato una messa nella chiesa dei Santissimi Apostoli Pietro e Paolo.

«Una società che rinuncia a educare – ha spiegato Giusti – è una società che va verso l'imbarbarimento. È importante sostenere il sistema carcerario italiano che si basa sulla rieducazione. La nostra società ha bisogno di educazione a tutti i livelli, dalla famiglia alla scuola. Non possiamo dimenticarci di chi ha sbagliato. Sono persone che hanno peccato, certo, e la giustizia lo ha riconosciuto. Ma vanno sostenuti con un percorso di recupero, non solo di pena. E il carcere dev'essere proprio questo. Perciò, strutture e case come la casa “Don Quilici”, devono moltiplicarsi perché le persone vengano educate a essere bravi cittadini e bravi cristiani».

(n.c.)

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