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«Nuovi tombini perché non riaccada»
La storia di Talamo: «Era tutto sommerso. Risarcimenti? Ancora niente»
LIVORNO. Le immagini di quella mattina di settembre fanno ancora impressione, mentre scorrono sullo schermo del cellulare. Sono le immagini della casa di Salvatore Talamo allagata, in via di Popogna. O meglio le immagini del garage completamente allagato. L’acqua la notte tra il 9 e il 10 settembre per fortuna non ha raggiunto le abitazioni ai piani superiori, ma come un fiume in piena ha attraversato il cancello del giardino, ha invaso il vialetto che porta al garage e lo scantinato. Fagocitando tutto quello che ha incontrato lungo il percorso, compresa l’auto parcheggiata di fronte al garage. «L’acqua ha superato i due metri», indica il segno del fango ancora visibile sulla parete. «Quella notte – racconta Talamo – la pompa qui giù ha smesso di funzionare perché è saltata la corrente. Ma comunque non sarebbe bastata. Pensate che la protezione civile ha tolto 353mila litri d’acqua, ci sono volute dodici ore di lavoro».
«Ho compilato il modulo B per il risarcimento – riferisce poi il residente –, il geometra ha certificato più di 20mila euro di danni, e per ora non si è visto nessuno, solo la Caritas che è venuta a portare i barattoli di tinta». E i tanti volontari arrivati dopo l’alluvione per aiutare la famiglia a ripulire lo scantinato da fango e macerie.
Ma la richiesta più forte, intanto, è un’altra: «Gli scarichi dell’acqua piovana lungo la strada (all’altezza della rotatoria tra via di Popogna e via Razzaguta) sono inadeguati, altrimenti quella notte non sarebbe arrivata qui tutta quell’acqua. Chiedo di mettere almeno un altro tombino sulla curva e di intervenire sulle fogne, perché non accada più».
(j.g.)
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