Il Tirreno

Livorno

«Più forte del dolore c’è solo la rabbia»

di Alessandro Guarducci
«Più forte del dolore c’è solo la rabbia»

Nogarin si è trattenuto sul luogo della tragedia e si è rivolto ai familiari dei due operai: inaccettabile morire per lavorare

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LIVORNO. «Siamo di fronte a una tragedia immane. Tocca contare l'ennesimo incidente sul lavoro che strappa due uomini innocenti alle loro famiglie». Il sindaco Filippo Nogarin, appena giunto ai Depositi Costieri Neri commenta così la morte dei due operai in seguito alla esplosione di una cisterna. È molto teso e commosso.

«In questo momento drammatico per tutta la città - prosegue il primo cittadino - il mio primo pensiero è per loro. A queste mogli, madri, figli. A ognuno di loro va il mio più profondo cordoglio, il mio sostegno e la massima vicinanza. Più forte del dolore, in questo momento, è soltanto la rabbia. Perché tutto questo è inaccettabile. Quanto ancora, mi chiedo, deve allungarsi l'elenco delle vittime e delle tragedie consumate sui luoghi di lavoro prima che si riesca a fare qualcosa?»

« A tutti i lavoratori, in particolare a quelli che operano in ambiente portuale - aggiunge - la politica deve garantire costantemente la massima sicurezza e non le vuote chiacchiere. La fine di una vita non ammette tentennamenti e impone risposte coraggiose; soprattutto impone risposte immediate. In questo momento le autorità preposte sono impegnate a far luce su questa terribile vicenda, mi auguro che riescano a chiarire al più presto le dinamiche dei fatti e accertare le eventuali responsabilità». Il sindaco Nogari, che si è trattenuto a lungo sul luogo della tragedia, ha ricevuto le telefonate di cordoglio del neo presidente della Camera Roberto Fico (M5s) e del presidente del consiglio uscente Paolo Gentiloni (Pd), a testimonianza di come la tragedia abbia superato i limiti della nostra città per diffondersi in tutto il paese e raggiungere anche i vertici della politica nazionale.

Tantissime sono state infatti le testimonianze di profondo dolore e di “colorazioni” diverse.

Quasi contemporaneamente, il vescovo Simone Giusti stava celebrando la messa del Crisma che è diventata una messa in suffragio per le vittime dell’incidente sul lavoro. Così cento sacerdoti, più il vescovo, hanno pregato per Lorenzo e Nunzio.

«La Messa solenne di quest’oggi – afferma il vescovo – è segnata dal dolore per le vittime e i loro familiari che stanno vivendo una terribile via Crucis. La celebrazione di questa sera è di suffragio per i caduti, di speranza per i feriti, di vicinanza per i familiari e di sostegno ai compagni dei due lavoratori periti nell’incidente». «I periti - afferma monsignor Giusti - diranno perché è accaduto e se vi siano responsabilità, una cosa è certa si devono varare norme talmente attente e cogenti da poter sempre prevenire questi eventi: di lavoro si vive ma di lavoro non si deve mai morire».



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