Il presidio
Ospedale, 25 euro di risarcimento se l’esame è in ritardo. Ma nessuno lo sa - Video
15 giorni per le visite, 30 per eco e radiografie. In 3 anni, a Livorno e provincia, solo un utente ha chiesto il rimborso. Ecco come fare
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LIVORNO. 25 euro di risarcimento se la visita non viene erogata entro 15 giorni dalla prenotazione o se l’ecografia o la radiografia non vengono effettuate entro 30 giorni. Sono pochi, pochissimi i livornesi (ma i toscani in generale) a conoscenza dell’obbligo che l’Asl ha di rimborsare i cittadini qualora non sia in grado di rispettare i tempi previsti dalla normativa regionale per una serie di prestazioni che elenchiamo a fianco.
Anzi, si potrebbe dire che il diritto al risarcimento non lo conosce nessuno: non è un caso che negli ultimi tre anni - 2015, 2016 e 2017 - a Livorno e provincia ci sia stato solo un cittadino che ha chiesto e ottenuto i 25 euro su oltre duecentomila prestazioni erogate. Avete letto bene: uno su duecentomila.
D’altra parte nelle sale di attesa dei Cup o ai vetri degli sportelli, in mezzo a decine di avvisi di ogni tipo, non c’è alcun cartello che informa di questo diritto.
Per l’Asl (e per la Regione) si tratta di migliaia di euro risparmiati. Per i cittadini invece è una beffa che non può certo essere giustificata col fatto che la legge non ammette ignoranza: perché al Cup nessuno avverte l’utenza che ha diritto ad essere risarcita?
E pensare che quando nel 2006 la giunta regionale approvò la delibera su proposta dell’allora assessore alla sanità Enrico Rossi, l’obiettivo era quello di migliorare i tempi di attesa e «garantire un efficace ed efficiente percorso diagnostico terapeutico», ma anche sviluppare «un corretto rapporto del cittadino col sistema sanitario e del sistema sanitario nei riguardi del cittadino». Insomma: il risarcimento doveva rappresentare uno stimolo alle Asl per meglio «soddisfare il bisogno di salute» dei toscani e un riconoscimento del danno subito dall’utenza, magari costretta a rivolgersi ai privati o alla libera professione di fronte alle inefficienze del sistema sanitario.
E invece niente: i tempi di attesa sono rimasti per la maggiorparte delle prestazioni elefantiaci (sebbene dal 2018 a Livorno sia in atto una rivoluzione organizzativa che garantisce ecoaddome e visite neurologiche entro tre giorni dalla prenotazione), ma di soldi all’utenza l’Asl non ne ha mai sganciati.
Va detto che la normativa prevede che il risarcimento avvenga (solo per le prime visite) quando non ci sia possibilità di una prestazione nei tempi corretti su tutti i presidi aziendali. Ebbene, fino al 2015 l’Asl livornese si estendeva da Livorno a Portoferraio e la maggiorparte delle prestazioni erano assolutamente fuori dai tempi massimi ovunque. Basti guardare i dati 2015 delle visite ortopediche, neurologiche, dermatologiche, oculistiche: tutte ben sopra il limite dei 15 giorni a Livorno, Cecina, Piombino ed Elba. Come erano fuori tempo le ecografie mammarie (200 giorni di media contro i 30 di legge), quelle capo e collo (oltre 200), quelle all’addome, tanto per fare degli esempi. Migliaia di persone allora avrebbero avuto il diritto di essere risarcite ma nessuno l’ha fatto valere perché nessuno allo sportello ha ricordato loro in alcun modo che c’era una norma regionale del 2006 che lo prevedeva.
Ora con la nascita dal 2016 della maxi Asl Toscana Nord Ovest le possibilità che non ci sia neanche una prestazione nei tempi di legge in nessun presidio aziendale diminuiscono ma beffardamente non diminuisce il disagio per l’utenza (e il disservizio) visto che andare a Fivizzano o a Barga per un’ecografia può risultare a molti impossibile oltreché scomodo. Nonostante l’ampiezza del territorio tuttavia moltissime prestazioni sono ancora ben oltre il limite dei 15 giorni per le visite e dei 30 per le ecografie e le radiografie e dunque restano potenzialmente risarcibili. L’importante è arrivare allo sportello informati e davanti a tempi fuori norma chiedere di compilare immediatamente il modulo di rimborso.
Ecco come fare
Il modulo si compila subito allo sportello. Il Cup dovrebbe ricordare il diritto al risarcimento, ma negli ultimi tre anni solo un cittadino ha compilato il modulo. Eppure è proprio dal Cup che si attiva la procedura per il rimborso. Il paziente deve accettare il primo appuntamento disponibile offerto dall’Asl: se sfora i tempi di attesa fissati per la prestazione, si chiede il rimborso. Se il cittadino è al Cup chiede il modulo per il rimborso; se è al telefono, chiede l’invio del modulo per posta. L’Asl ha 6 mesi per rimborsare i 25 euro. Nel modulo fornito dall’Asl ci deve essere prestazione prenotata e prima data disponibile al momento della prenotazione
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