Il presidio
La Lega affitta il teatro, il Goldoni sciopera
I lavoratori del settore tecnico scrivono al direttore: «Non prestiamo servizio al candidato che ha simpatia per il fascismo»
LIVORNO. La lettera, ieri pomeriggio, a quattro giorni dalle elezioni, è piombata come un missile tra le mani del direttore del Goldoni e nel fax della coop Itinera. Oggetto: proclamazione sciopero. Di chi? Dei lavoratori del teatro della città. Che hanno deciso che loro, gli addetti e le addette del settore tecnico, le porte al comizio della Lega, in programma stasera alla Goldonetta, non le apriranno.
Il perché è scritto chiaro e tondo nella lettera che è stata indirizzata alla Fondazione Goldoni e al direttore Marco Leone. Lettera firmata in modo compatto dai tre rappresentanti della Rsu e da Graziano Benedetti (per la Slc Cgil) e Giovanni Ceraolo (per Usb). «La Rsu unitaria, le organizzazioni sindacali e i lavoratori e le lavoratrici del Goldoni – si legge – hanno deciso di scioperare (dalle 17 alle 23) a causa del comizio politico, che si svolgerà all’interno del maggior teatro cittadino, di Lorenzo Gasperini, esponente della Lega». La premessa è che «non siamo interessati ad entrare nel merito della campagna elettorale», «non è la presenza di un partito come la Lega il nostro problema» e «non siamo noi a dover scegliere o giudicare quali siano i soggetti legittimati a organizzare iniziative elettorali». Ma «al di là delle posizioni politiche di ogni singolo lavoratore, vi è un sentire morale che ci vede tutti uniti». Quale? «A distanza da una settimana da una splendida iniziativa sull’olocausto e sul fascismo, non abbiamo intenzione di prestare il nostro lavoro per permettere lo svolgimento di una iniziativa nella quale parlerà Gasperini. Personaggio che non ha mai nascosto le sue simpatie verso il regime fascista». «Sono famose – si legge nella nota – le sue dichiarazioni violente contro i gay, i Rom, e le donne (chiamate cagne). Famosa la sua dichiarazione in cui incitava il partito neofascista Casapound a prendere le armi». «Siamo convinti che il teatro debba essere un luogo democratico e aperto. Sotto il regime fascista non era così, perciò non possiamo accettare che si possano dimenticare questi principi...». E boom. Apriti cielo.
Per stasera, ore 21.15 alla Goldonetta, la Lega non ha messo in calendario un evento qualunque, ma una delle iniziative più importanti del suo tour, con il responsabile economico Claudio Borghi e l’economista Alberto Bagnai. Gasperini è ora quasi invitato a nozze: «Si dimostrano perfetti fascisti che non vogliono far parlare un candidato alle elezioni democratiche». Lui – il candidato della destra destra – punta subito dritto verso Ceraolo, che è anche candidato di Potere al popolo, la sinistra sinistra. E che proprio ieri ha fatto sapere di avere querelato una candidata di FdI, Paola Nucci, perché via Fb lo ha accostato alle parole “racket immigrazione e case abusive”. Insomma, campagna elettorale e veleni.
Gasperini la mette così: «C’è un palese conflitto di interessi perché la lettera è firmata anche da Ceraolo, che rappresenta una sigla sindacale per attaccare un candidato alla Camera mentre anche lui è candidato alla Camera per un altro partito». Mica è finita qui: «Il compagno camerata Ceraolo, novello Bombacci – lo chiama proprio così Gasperini – è indeciso tra il fascismo degli antifascisti per impedire di parlare a un economista di sinistra come Bagnai, e il turbocapitalismo per cui non ha mosso un dito per contestare Renzi. Oggi utilizza i lavoratori per garantirsi la corsa alla poltrona. Mi aspetto che il libero e democratico dibattito, a tre giorni dalle elezioni, venga garantito. Ci saranno sicuramente lavoratori che non aderiranno allo sciopero». Poi «se ne mancherà uno per accendere il microfono faremo con la nostra voce, non abbiamo paura di usarla... ma una struttura pubblica non può non farci parlare».
Ceraolo replica in diretta per «chiarire che in questi giorni non sono in servizio al Goldoni (è uno dei precari del teatro, ndr) e mi è stato chiesto dai lavoratori di sottoscrivere la proclamazione dello sciopero: per rispetto loro e della Rsu ho deciso di sostenerli e metterci la faccia, nessuna strumentalizzazione». E su quel “camerata”: «Non starei a scomodare paroloni. Direi piuttosto a Gasperini che sul diritto di sciopero, soprattutto quando viene fatto per obiezione di coscienza, sarebbe opportuno non replicare...».
Ma il punto ora è un altro: cosa accadrà stasera? Lo sciopero farà saltare l’iniziativa leghista? Una patata bollente per Leone. In piena campagna elettorale e nel teatro della città. Lo stesso che si è appena riempito per il leader M5S Luigi Di Maio. «L’ho saputo anch’io in serata – ha risposto ieri al Tirreno il direttore – domattina parlerò con i lavoratori, capisco la posizione ma c’è anche il teatro che ha preso un impegno. Ci sono due tensioni forti. Vediamo». Vediamo.
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