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Dopo l'arresto lettera minatoria e aggressione ai parenti di Lonzi
Livorno, le vittime sono un dipendente dell'azienda e la figlia adolescente. Su un cartoncino la frase: «Chi tocca i bambini, paga con i propri». Indagano i carabinieri
LIVORNO. Prima una lettera minatoria nella quale compare una frase inquietante, scritta a mano sopra a un cartoncino: «Chi tocca i bambini, paga con i propri»; due giorni dopo quella minaccia che ha il sapore di un avvertimento, l’aggressione, in strada, ai danni di una ragazzina che sta andando a scuola. Al centro di entrambi gli episodi che sembrano collegati altrettanti parenti di Emiliano Lonzi, l’imprenditore arrestato con altre cinque persone lo scorso 14 dicembre nell’ambito della maxi inchiesta su una presunta associazione per delinquere finalizzata al traffico illecito di rifiuti.
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È sulla base di questi elementi che la Procura ha aperto due indagini per cercare di risalire ai responsabili e capire se e come possa esistere un nesso tra l’indagine della direzione distrettuale antimafia e questi avvenimenti. «Si tratta di episodi che riteniamo assolutamente inammissibili e frutto di eccessi», spiegano da via Falcone e Borsellino senza aggiungere altro. Sono state le vittime, insieme ai loro avvocati, a rivolgersi ai carabinieri rivelando alcuni particolari che potrebbero aiutare gli investigatori a risalire ai responsabili. Mentre della vicenda è stato informato anche l’osservatorio nazionale sull’informazione giudiziaria.
LA LETTERA. È il 16 dicembre scorso, dunque due giorni dopo gli arresti da parte dei carabinieri forestali, quando a casa di un parente di Emiliano Lonzi che – spiegano gli avvocati – lavora per l’imprenditore – arriva una lettera anonima. Sopra ci sono i dati del destinatario e aprendo la busta ecco spuntare questo cartoncino con la frase sui bambini. Il collegamento che fanno sia gli avvocati che i militari è con l’intercettazione pubblicata il giorno degli arresti: Mauro Palandri, braccio destro di Lonzi, parlando di una discarica che si trova a Brescia, poco distante da una scuola, spiega: «Ci mancavano anche i bambini che vano all’ospedale, che muoiano i bambini. Non mi importa dei bambini si sentano male. Io li scaricherei in mezzo alla strada i rifiuti». Ma perché inviare quella lettera a un soggetto non coinvolto nell’indagine?
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L’AGGRESSIONE. Ancora più inquietante quello che una nipote di Lonzi, figlia del destinatario della lettera anonima, ha raccontato ai carabinieri della stazione porto due giorni dopo la ricezione del biglietto. Siamo al 18 dicembre, un lunedì. «Mentre stavo andando a scuola sono stata aggredita alle spalle da una persona incappucciata che mi ha spinta e fatto cadere a terra». L’adolescente che frequenta un istituto superiore che si trova in centro sarebbe stata aggredita intorno alle 7,30 del mattino ma nessuno avrebbe assistito all’aggressione. E nella zona – spiegano i carabinieri – non ci sono telecamere in grado di fornire elementi utili per rintracciare il responsabile.
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LE REAZIONI. «La magistratura – spiega l’avvocato Vinicio Vannucci che con la collega Laura Formichini difende la famiglia Lonzi – farà chiarezza sulle recenti denunce e solo all’esito di tale accertamento potremo esprimere un giudizio definitivo sulla natura e sull’origine delle minacce ai parenti di alcuni indagati. Ma questi episodi ci devono far riflettere soprattutto sulle responsabilità degli attori che gestiscono il mondo dell’informazione giudiziaria poiché dietro a notizie parcellizzate si nascondono pericoli per la sicurezza stessa poiché soprattutto i sociale suscitano sentimenti pericolosi. Nello specifico questa indagine riguarda un presunto traffico illecito di rifiuti. Ecco, mi domando: in tutto questo che cosa c’entra una ragazzina che va a scuola?».
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