Il Tirreno

Livorno

Con Bulgarella c’è il poliziotto antimafia

di Enrico Paradisi

All’Hotel Palazzo l’abbraccio con Rino Germanà «Mi sono sempre battuto contro questo sistema»  

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LIVORNO. "La partita truccata”, ovvero quando un imprenditore come Andrea Bulgarella, che quella partita non l'ha mai giocata, non ce la fa più, e «solo contro tutti», denuncia tutto in un libro. Nelle 160 pagine scritte insieme al giornalista Giacomo Di Girolamo, l’imprenditore siciliano ma ormai livornese-pisano d’adozione racconta la sua verità dopo che nell’ottobre del 2015 è finito nell’inchiesta della procura antimafia di Firenze con l’accusa di riciclare i denari della mafia siciliana. La più infamante delle accuse per Bulgarella - lo sottolinea lui stesso ma anche il suo avvocato - finito così in un tritacarne giudiziario e mediatico. Nel libro si smonta il castello delle accuse principali delle indagini, «tra errori, omonimie, testimoni imboccati», spiega il coautore, ma si fa anche di più: Bulgarella ricorda i “no” alla mafia e le porte sbattute in faccia alle richieste di tangenti e favori, all’interno di un sistema che «esiste in Sicilia come in Toscana e in Veneto» - sostiene l’imprenditore - e che non favorisce l’imprenditoria onesta. Un libro, spiega Di Girolamo, che dalla prima all’ultima pagina «si basa su fatti veri, verificati e archiviati».

Il volume è stato presentato ieri a Livorno, nella gremitissima sala Marconi dell’Hotel Palazzo, uno degli alberghi di proprietà dell’imprenditore che lo stesso Bulgarella con un’intuizione ha portato a nuova vita con un completo restauro nel 2005, restituendo alla città uno degli alberghi più belli e affascinanti d’Italia, come lui stesso lo ha definito. Almeno trecento le persone venute ad ascoltare Bulgarella e numerose sono state costrette a restare nel corridoio. Al suo fianco Di Girolamo e l'avvocato Antonino Caleca, mentre a moderare, è il giornalista Davide Guadagni. «Conosco Andrea Bulgarella, lo conosco e ho una buona opinione di lui, credo che si debba chiedergli scusa», ha cominciato così Guadagni, che parla del caso Bulgarella, «un caso solo per chi ragiona a caso non sono cose che hanno a che fare con la ragione o con il merito»". Poi il giornalista aggiunge: «Uomo di successo siciliano che con il più rapido dei sillogismi diventa mafioso» e ancora, »stiamo parlando di un caso Tortora con conseguenze per ora minori, di un cumulo di panzane».

«Un uomo che non ha ancora ricevuto un avviso di garanzia - ha ripetuto Guadagni - e tecnicamente non è neppure indagato, ma che in Comune a Pisa c'è chi non vuole più nemmeno maneggiare le sue pratiche».

Tra il pubblico dell’Hotel Palazzo anche Rino Germanà, testimone vivente della lotta a Cosa nostra: porta ancora il segno dei colpi di un mitra sulla testa, dopo essere sopravvissuto nel '92 a un attentato mafioso perché "rompeva le scatole" e Totò Rina aveva dato l'ordine di ucciderlo. Medaglia d'oro al valore civile appuntata dal presidente Sergio Mattarella, ha salutato la platea tra gli applausi stringendo la mano all’amico Bulgarella. «Quando ero presidente del Trapani, a salvarmi durante un’invasione di campo c’era Germanà. E oggi è ancora qui», ha ricordato un emozionato Bulgarella. Poi Di Girolamo, "giornalista antimafia", che ha raccontato come sia nato il libro: dalla richiesta di aiuto, dalla richiesta di essere ascoltato, manifestata dall'imprenditore. «Ma la prima volta che ci siamo visti, il confronto è stato molto duro. Poi ho letto gli atti e tutto quello che è scritto nel libro è documentato e archiviato», ha spiegato il giornalista sottolineando come si sia calato in una infinità di carte, per riportare alla luce più materiale possibile. Un libro che racconta non solo della Sicilia, ma dell'Italia e il sistema di corruzione che avvolge il paese con «le banche che fanno solo profitti e finanza sporca alle spalle dei più deboli».

«Bulgarella è una mosca bianca e anche per questo e ha deciso di raccontare invece di subire. Un'intercettazione sbagliata, una ricostruzione di un contesto inesistente, potrebbe capitare a chiunque», ripete Di Girolamo. Poi Caleca: "Non temiamo le indagini, ma gradiremo tempi più consoni di un paese civile. Bulgarella è da cinque anni che aspetta di sapere se dovrà essere processato o meno, combatte una battaglia contro la mafia che è reale e soltanto l'amore per il bello lo ha salvato. Lui non fa l'imprenditore, costruisce cose belle, non fa speculazioni, e questa è un'etica estranea alla mafia».

«Se nella stessa stanza è possibile ritrovare Germanà e Bulgarella è segno che è possibile cambiare le cose e costruire qualcosa di nuovo con pezzi dello Stato come Germanà e pezzi di imprenditoria come Bulgarella», che quella partita truccata non l'ha mai giocata».

L’avvocato conclude ricordando il travaglio umano di Bulgarella. «Non teme nulla ed è pronto ad affrontare qualsiasi cosa, ma cinque anni sono un’era: quando la vicenda sarà chiusa dovremo chiederci quante cose importanti avrebbe potuto fare un imprenditore come Bulgarella». Ultimo ad intervenire è stato l’ingegner Andrea Bulgarella che ha ringraziato i suoi collaboratori, gli amici e i tanti cittadini comuni che sono veniti ad ascoltarlo, tra i quali c’è la figlia di un suo grande amico: il prefetto Vito Colonna. «Non sono abituato a ricevere tutti questi complimenti - conclude Bulgarella emozionandosi quando ricorda chi lavora nella sua azienda - Loro mi danno la forza di continuare».

«Quando sono venuto a Livorno ho fatto i lavori che gli altri non volevano fare, come il restauro di questo Hotel Palazzo che era ormai abbandonato da anni», ha rivendicato . «Io dico sempre la verità, bisogna capire i mandanti. Io leggo solo le ultime quattro parole del libro: un gioco sporco, fatto di falsi pentiti, false carte e false ricostruzioni». «Le banche non ci sono più - aggiunge - si fa solo finanza sporca e a Pisa non ho chiesto mai nulla, ma negli ultimi tre anni era come se avessi la peste».

Nella città della Torre, ha lavori in corso che deve concludere e ripete: "Non ho chiuso con Pisa ma in queste condizioni è difficile continuare: io combatto, solo contro tutti, ma se non c'è chiarezza da parte dello Stato. Chiedo solo chiarezza, non possono cercare la mafia dove non c'è».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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