Il Tirreno

Livorno

Anas e il guardrail assente Un’attesa lunga sei anni

di Gianni Tacchi

La società non ha sostituito il parapetto del ponte nonostante perizie e sentenze  Bacci: «Faremo pressioni in caso di responsabilità o inadempienze dell’azienda»

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LIVORNO. «La barriera era inadeguata, avrebbe dovuto esservi installato un guardrail»: lo scrive l’ingegner Domenico Trovato, consulente della Procura nel processo per omicidio colposo a due dirigenti dell’Anas, nella perizia del 2010 riguardante il ponte dello Scolmatore, dove nel 2004 perse la vita Erika Campeol. «Il parapetto è insicuro e non idoneo a contenere eventuali fuoriuscite di auto dalla sede stradale»: lo certifica la giudice del tribunale civile di Livorno Emilia Grassi, nel 2012, tra le motivazioni della condanna alla società responsabile di quel tratto di strada, tra Stagno e Camp Darby. E allora perché, in tutto questo tempo, niente è stato fatto? Come mai il parapetto, nonostante la sentenza, non è stato sostituito con un guardrail? Il Tirreno ha contattato l’Anas sia lunedì che ieri per avere una risposta, ma dagli uffici fanno sapere «che stiamo raccogliendo l’informativa dall’ufficio legale per spiegare quello che è accaduto».

Erika Campeol, 19 anni, morì dopo aver perso il controllo della sua Clio su quel ponte: fatale un palo del parapetto in ferro, che la colpì nello schianto. Da quel giorno ci sono stati due processi, uno penale con l’imputazione dei due dirigenti dell’Anas (è andato in prescrizione) e uno civile con il 70% di colpa alla ragazza che andava a 80-100 chilometri orari e il restante 30% alla società che ha risarcito la famiglia con 150mila euro. Con un guardrail poteva salvarsi, insomma, e chissà come sarebbe andata ad Alessio Falleni e Kevin Chirra, i due 21enni di Stagno morti su quel ponte in seguito al frontale nella notte tra venerdì e sabato: il parapetto è stato infatti sfondato dalla Volvo sulla quale viaggiavano, con l’auto che è finita nel canale e con i corpi che sono stati recuperati dai vigili del fuoco. In questo caso, per valutare eventuali responsabilità dell’Anas, bisogna attendere gli esiti delle autopsie: se i due fossero morti sul colpo, l’irregolarità del ponte passerebbe in secondo piano, ma se gli esami dovessero accertare il decesso per annegamento allora la posizione della società cambierebbe.

Intanto il sindaco di Collesalvetti, Lorenzo Bacci, stamani scriverà all’Anas «per avere risposte sulle eventuali misure prese dopo l’incidente del 2004 e sulle attuali condizioni di sicurezza del ponte». «Ho saputo della condanna del 2012 grazie alla ricostruzione del Tirreno – ha detto – e ho parlato subito con la prefetta: quel tratto di strada è gestito completamente dall’Anas, ma siamo al confine tra Collesalvetti e Pisa e quindi ho coinvolto anche l’amministrazione comunale di Pisa. Noi stiamo cercando di acquisire gli atti e i documenti dei processi per verificare ogni dettaglio, ma una cosa è certa: se spunteranno responsabilità dirette o inadempienze da parte dell’Anas, ci muoveremo facendo pressioni sulla società stessa per l’installazione di un guardrail». Una barriera diversa da quella di oggi, una barriera che avrebbe potuto salvare la vita almeno di Erika, una barriera per la sicurezza di tutti.

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