Il presidio
«Arrivano qui da tutta la città per la droga»
Residenti e negozianti denunciano: «Fermano l’auto e lo scambio avviene dal finestrino in pochi secondi»
LIVORNO. Cellulare all’orecchio. Pochi secondi e la telefonata finisce. L’auto, spesso di grossa cilindrata che rallenta. Si ferma. Un attimo, il finestrino che si abbassa, si scambiano soldi con qualche dose di droga, in tanti casi cocaina. Poi il Suv di turno riparte e via. Lo stesso fotogramma che si ripete. In via Terrazzini. In via della Pina d’Oro. In piazza Garibaldi. Una, due, dieci volte soprattutto nel fine settimana. E ovviamente la sera, quando le luci del giorno lasciano spazio alla complicità del troppo buio che “nasconde”(si lamenta la scarsa illuminazione pubblica). È una sorta di shopping della droga quello che residenti e commercianti del quartiere vedono dalle loro finestre. O dalle vetrine. E lo raccontano ai giornalisti di Caffè Tirreno, ospitati dal circolo Arci #Iosono141 dedicato alle vittime della tragedia del Moby Prince, di via Terrazzini.
TANTI CONSUMATORI LIVORNESISSIMI. «Se c’è chi vende la droga a tutte le ore qui, è perché c’è tanta richiesta. La droga non ha nazionalità, se chi la spaccia è straniero, chi la compra è livornesissimo. Per telefonano ordinano quello che vogliono e poi passano a ritirarlo», tuona Emilia Vecchi, titolare del ristorante La Pina D’Oro. Parla anche a nome del centro commerciale naturale Antico Borgo Reale. Caffè Tirreno torno un anno dopo nel rione, a pochi giorni dall’ennesima lite. Torniamo a parlare di sicurezza e dello stato d’animo con cui vivono gli abitanti, di quello che vedono con i loro occhi. E di cosa potrebbe essere fatto per migliorare un quartiere storico, uno dei più suggestivi angoli della città che combatte contro l’etichetta di ghetto «a noi non disturba le gente di altre nazionalità che vive nella zona, basta che rispettino le regole e ce ne sono tanti che lo fanno- dice la sua Renzo Lomi, dal 1968 in via del Seminario - Il problema è chi gira tutto il giorno e la sera nel quartiere senza far niente e delinque. È a questo punto che devono entrare in gioco le istituzioni che dovrebbero salvaguardarci. Perché non lo fanno?».
VIA VAI DI AUTO A PRENDERE DROGA. Rita Matteucci è una residente. Attiva e combattiva, come altri abitanti della zona che si sono uniti da mesi nel comitato ViviGaribaldi. Dalla finestra vede. Segnala. Sopporta. Fa esposti. Si relaziona con le forze dell’ordine e con il Comune, insieme al comitato: ogni mercoledì si ritrovano per fare il punto su problematiche e proposte, perché al loro quartiere ci tengono. E quello che Matteucci racconta a noi lo ha già riportato alle istituzioni. «La scena è sempre la stessa: arriva un macchinone, chi guida fa una telefonata che dura pochissimo, l’ auto si ferma, il finestrino va giù, si avvicina qualcuno, fanno uno scambio e la macchina riparte». Spacciatori e consumatori. Questi ultimi neppure posteggiano. È uno “stop and go” della droga. Lo conferma anche Daniele Russo di Uiltucs Toscana: «Nel weekend si vedono anche giovani alla guida: lo scambio dura pochissimo, le auto neppure posteggiano, è uno stop and go». Annuisce pure Federico Mastrangelo: dopo 50 anni vissuti a Torino, il quartiere Garibaldi l’ ha accolto: «Certo che vedo questo via vai di auto sospetto: è un fenomeno così frequente». Fa un confronto con la mentalità imprenditoriale torinese e quella livornese: «Qui bisogna crescere da un punto di vista culturale: per riqualificare una zona, è vero che l’ordine pubblico è la prima cosa, ma anche la voglia di lavorare è fondamentale in un contesto. E in generale, a Livorno, mi sembra che ce ne sia poca». L’affresco in bianco e nero porta la firma ancora di Emilia Vecchi. L’imprenditrice che vive e lavora dagli anni 90 nella zona, dalla sua “vedetta”-ristorante La Pina d’Oro, ne conosce perfettamente le luci e le ombre. «Ribadisco che il grosso problema dello spaccio, sempre più importante e debordante, è quello dei consumatori che sono tanti, troppi».
E va nei dettagli: «Accanto a macchinoni e Suv di un sicuro appartenenti a un ceto medio alto, ci sono anche ragazzine e giovani che vengono e scambiano soldi con droga: che i genitori si interroghino. Posso dire di aver visto giovani qui, di cui conosco le famiglie. E sono sicura che queste famiglie, tutte per bene, non immaginano minimamente che il loro figlio venga qui a prendere droga».
ECCO DOVE LA NASCONDONO. Dalle finestre si vede tutto. Soprattutto è la quotidianità di certi scambi “sotto casa” che li rende visibili a chi abita poco lontano. «Qui in piazza Garibaldi ci sono motorini fermi da tempo che servono proprio per lo scambio: la sostanza viene messa nei cosiddetti tagli della sella - raccontano alcuni abitanti che vedono questa scena, ripetutamente, dalle finestre di casa - Succede questo: lo spacciatore è seduto sul mezzo che serve per lo scambio e piazza la droga dentro il taglio della sella, poi si alza e va via. Poco dopo arriva il consumatore che si siede, la prende e se ne va». Altra location di scambio tra pusher e consumatori, sempre a detta degli abitanti, sono i sanpietrini sconnessi sotto le baracchine, ovviamente quelle che guardano lato via del Pettine.
FONDI A CHI CONTRIBUISCE ALLO SPACCIO. Ecco un altro tema toccato da più parti. Si punta il dito a tutti quei proprietari di fondi nella zona che nel tempo hanno affittato locali a chi, di fatto, crea problemi nel quartiere e contribuisce al degrado. «Ci sono alcuni proprietari di fondi in zona che, guardando solo ai soldi, non valutano affatto i locatari: a loro interessa solo avere ogni mese cash sicuro, magari maggiorato, senza tener conto quale sia la natura dell’attività che si apre all’interno», continua Vecchi. È un tasto particolarmente sentio anche da Francesco Maenza, che abita in via Terrazzini. «Come si può affittare un fondo a gente che contribuisce allo spaccio? Io ringrazio Loris Rispoli di aver aperto qui nella via il circolo Arci perché è una luce positiva su questa strada». E chiude: «Questa zona ha bisogno di vivere e garantire sicurezza ai cittadini è la prima cosa. Le forze dell’ordine devono aiutarci».
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