Il Tirreno

Livorno

Poliambulatorio e un ristorante dove c’era l’Ipercoop

di Giulio Corsi
Poliambulatorio e un ristorante dove c’era l’Ipercoop

Livorno: già svuotati molti scaffali, resterà l’alimentari. Ecco Ricò: è il quarto punto ristoro nella galleria

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LIVORNO. Entrare all’Ipercoop fa impressione. Gli scaffali degli elettrodomestici, il banco della telefonia, l’esposizione delle televisioni e degli impianti stereo, gli spazi dei casalinghi, dei prodotti per auto e moto sono vuoti. Le luci al neon trasmettono un senso di grigiore ora che anziché puntare sulla merce colorata illuminano il nulla. Qualcuno cerca l’ultimo affare super scontato, ma i clienti entrano, passano dritti e vanno verso la zona alimentari, da sempre core-business della Coop, l’unico settore che con certezza continuerà a funzionare.

VIDEO. Gli scatti dell'inaugurazione nel giugno del 2003

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Sembra passata una vita dai ricordi delle migliaia di persone che coi carrelli si aggiravano tra i corridoi dell’Iper come se fossero al lunapark, in quel giorno di giugno del 2003 quando il negozio fu inaugurato e le sue 43 casse prese d’assalto. E invece non sono nemmeno 15 anni. E’ il fallimento di una serie di scelte industriali fatte dai vertici di Unicoop Tirreno - dalla decisione di inseguire il boom degli ipermercati rivelatasi perdente già nel medio periodo, fino all’espansione letale al sud Italia fuori dai confini storici della Toscana e del Lazio settentrionale –, ma è anche il risultato di una crisi che qui ha picchiato più che altrove.

Risultato: l’Ipercoop di Livorno, la corazzata di Unicoop Tirreno, arretra. Anzi dimezza. Il Tirreno l’aveva annunciato già nell’ottobre dell’anno scorso. Svelando, recentemente, i piani di Igd - la società che gestisce tutto il centro commerciale di Porta a Terra - realizzati insieme a Comune ed Asl: costruire negli spazi lasciati vuoti dall’ipermercato una casa della salute, un enorme poliambulatorio con Cup e centro prelievi, in cui troveranno posto pure gli studi dei medici di famiglia, e dove il cittadino possa rivolgersi anche come punto di primo soccorso per problemi di salute non gravi (evitando di intasare il pronto soccorso) o per esami e visite specialistiche che oggi si fanno solo in ospedale.

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Ora altri particolari emergono su come si trasformeranno già a partire dalle prossime settimane quei 4000 metri quadrati di ex Ipercoop, che nei mesi scorsi sembravano potessero accogliere Mediaworld e Zara Home, trattative mai andate in porto: oltre alla casa della salute, sarà realizzato un altro ristorante. Si chiamerà Ricò, Ristoro Coop, e sarà la copia di quello già funzionante nel nuovo centro commerciale Coop del Commendone a Grosseto.

Lì, l’azienda potrebbe girare parte degli ulteriori esuberi che si creeranno dal dimezzamento dell’ipermercato. «Hanno già fatto i colloqui per le autocandidature dei lavoratori Coop che sono disposti a riconvertirsi in cuochi, camerieri e baristi», spiega Pieralba Fraddanni della Filcams Cgil. Ma altri colloqui sono stati fatti, la settimana scorsa, attraverso le agenzie interinali. E una lunga fila di aspiranti si è presentata al punto di ascolto per candidarsi, raccontano i sindacati.

Il timore della Cgil è che la coperta sia corta e che non solo l’arretramento dell’Iper ma anche la scelta di puntare ancora sulla ristorazione finisca in un bagno di sangue: «L’esperienza di Ricò a Grosseto non sta brillando», aggiunge Fraddanni. E Monica Cavallini, della segreteria della Camera del Lavoro riflette: «Ci sono già tre attività di ristorazione dentro le Fonti del Corallo. C’è il Folletto, c’è lo spazio pizza e gelati della Coop e al piano di sopra c’è il self service della Camst, con 17 lavoratori. Il contratto di affitto di quest’ultima scadrà l’anno prossimo: avrà ancora spazio per lavorare con la nascita di un altro ristorante? Il problema vero, anche in questa scelta, rimane il solito: non ci sono strategie».
 

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