Italia
Evade il fisco, gli sequestrano una casa
Nei guai un imprenditore di 70 anni, già finito nel mirino della Guardia di Finanza che gli aveva bloccato beni per 5,6 milioni
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LIVORNO. Neanche il tempo di arrivare al processo che a metà gennaio lo vedrà difendersi dall’accusa di essersi spogliato solo in modo fittizio di un patrimonio di 84 beni immobiliari tra appartamenti, garage e locali in uso commerciale per evadere le tasse, ed ecco che per l’imprenditore livornese Riccardo Garzelli – 70 anni, attivo nel settore delle compravendite e delle locazioni immobiliari – arriva una tegola bis: di nuovo sul fronte immobiliare.
Stavolta i finanzieri del 1° nucleo operativo del Gruppo di Livorno hanno passato ai raggi x la posizione dell’ imprenditore: agli inizi dello scorso ottobre è terminato anche il controllo fiscale in base, secondo quanto riferito dalle Fiamme Gialle, nelle indagini coordinate dalla Procura labronica (pm Sabrina Carmazzi) l’uomo viene accusato di aver occultato al fisco tra gli anni 2014 e 2016 «materia imponibile per oltre 400 mila euro, di cui per il solo 2015 ben 212.306,48 euro» con una corrispondente Irpef evasa per circa 80mila euro.
L’equivalente della somma contestata è stato sottoposto a sequestro preventivo nei giorni scorsi dai militari delle Fiamme Gialle in base all’ordinanza con cui il gip Marco Sacquegna ha messo nel mirino «disponibilità finanziarie, titoli, quote societarie e beni mobili registrati». In concreto, il sequestro ha riguardato liquidità e un appartamento.
Non è la prima volta che Garzelli finisce nei guai sul fronte fiscale. Anche nel maggio scorso era stata la Guardia di Finanza a eseguire un altro provvedimento cautelare nei confronti del medesimo imprenditore, su ordine che in quella circostanza era arrivato dal gip di Lucca (Antonia Aracri).
In quel caso il sequestro preventivo aveva riguardato un patrimonio di oltre cinque milioni e mezzo di euro. Secondo le indagini condotte dai finanzieri il settantenne uomo d’affari risultava avere «circa 500mila euro di debiti verso l’erario per imposte relative ad affitti nel tempo incassati e mai pagate». E per dribblare le conseguenze rendendo inefficace l’iter della procedura di riscossione coattiva, aveva impacchettato nel 2014 «tutti i beni mobili e immobili di proprietà (ben 84 immobili, anche di pregio, e quote sociali), conferendoli in due trust fissandone formalmente la sede a Lucca».
Per l’accusa Garzelli aveva solo fatto finta di spogliarsi dei propri beni e conferirli ai due trust perché in realtà, a giudizio degli investigatori, Garzelli aveva continuato a tenere in pugno il potere di ampia gestione del patrimonio immobiliare, al punto da incassare attraverso tali trust «gli affitti per la locazione dei numerosi appartamenti, garage e locali commerciali». Senza contare che, così facendo tanto i trust che l’imprenditore avevano «sistematicamente omesso la presentazione delle dichiarazioni ai fini delle imposte sui redditi, occultando all’Erario gli ulteriori ricavi percepiti», copme spiegano dal quartier generale provinciale della Guardia di finanza.
Al contrario, davanti al taccuino del cronista del Tirreno l’avvocata Anna Francini aveva sottolineato in quei giorni che i trust non avevano affatto uno scopo illecito o fraudolento: l’intendimento – aveva ribadito – era «quello di riunire i beni in due soggetti per procedere al pagamento di tutti i debiti, compresi anche quelli tributari».
Francini, parlando di provvedimento «sicuramente sproporzionato» aveva messo in rilievo che per l’accusa si è trattato di un escamotage architettato per non pagare i debiti, «invece è successo esattamente il contrario: il mio assistito aveva optato per questa strada con lo scopo di adempiere proprio ai debiti, di certo non per sottrarsi a questi pagamenti. D’altronde gli immobili sono rimasti sempre in testa a lui, mica sono stati fatti sparire...» .
Mauro Zucchelli
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Stavolta i finanzieri del 1° nucleo operativo del Gruppo di Livorno hanno passato ai raggi x la posizione dell’ imprenditore: agli inizi dello scorso ottobre è terminato anche il controllo fiscale in base, secondo quanto riferito dalle Fiamme Gialle, nelle indagini coordinate dalla Procura labronica (pm Sabrina Carmazzi) l’uomo viene accusato di aver occultato al fisco tra gli anni 2014 e 2016 «materia imponibile per oltre 400 mila euro, di cui per il solo 2015 ben 212.306,48 euro» con una corrispondente Irpef evasa per circa 80mila euro.
L’equivalente della somma contestata è stato sottoposto a sequestro preventivo nei giorni scorsi dai militari delle Fiamme Gialle in base all’ordinanza con cui il gip Marco Sacquegna ha messo nel mirino «disponibilità finanziarie, titoli, quote societarie e beni mobili registrati». In concreto, il sequestro ha riguardato liquidità e un appartamento.
Non è la prima volta che Garzelli finisce nei guai sul fronte fiscale. Anche nel maggio scorso era stata la Guardia di Finanza a eseguire un altro provvedimento cautelare nei confronti del medesimo imprenditore, su ordine che in quella circostanza era arrivato dal gip di Lucca (Antonia Aracri).
In quel caso il sequestro preventivo aveva riguardato un patrimonio di oltre cinque milioni e mezzo di euro. Secondo le indagini condotte dai finanzieri il settantenne uomo d’affari risultava avere «circa 500mila euro di debiti verso l’erario per imposte relative ad affitti nel tempo incassati e mai pagate». E per dribblare le conseguenze rendendo inefficace l’iter della procedura di riscossione coattiva, aveva impacchettato nel 2014 «tutti i beni mobili e immobili di proprietà (ben 84 immobili, anche di pregio, e quote sociali), conferendoli in due trust fissandone formalmente la sede a Lucca».
Per l’accusa Garzelli aveva solo fatto finta di spogliarsi dei propri beni e conferirli ai due trust perché in realtà, a giudizio degli investigatori, Garzelli aveva continuato a tenere in pugno il potere di ampia gestione del patrimonio immobiliare, al punto da incassare attraverso tali trust «gli affitti per la locazione dei numerosi appartamenti, garage e locali commerciali». Senza contare che, così facendo tanto i trust che l’imprenditore avevano «sistematicamente omesso la presentazione delle dichiarazioni ai fini delle imposte sui redditi, occultando all’Erario gli ulteriori ricavi percepiti», copme spiegano dal quartier generale provinciale della Guardia di finanza.
Al contrario, davanti al taccuino del cronista del Tirreno l’avvocata Anna Francini aveva sottolineato in quei giorni che i trust non avevano affatto uno scopo illecito o fraudolento: l’intendimento – aveva ribadito – era «quello di riunire i beni in due soggetti per procedere al pagamento di tutti i debiti, compresi anche quelli tributari».
Francini, parlando di provvedimento «sicuramente sproporzionato» aveva messo in rilievo che per l’accusa si è trattato di un escamotage architettato per non pagare i debiti, «invece è successo esattamente il contrario: il mio assistito aveva optato per questa strada con lo scopo di adempiere proprio ai debiti, di certo non per sottrarsi a questi pagamenti. D’altronde gli immobili sono rimasti sempre in testa a lui, mica sono stati fatti sparire...» .
Mauro Zucchelli
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