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Livorno

E c’è chi difende il 47enne livornese «Voleva aiutarli»

E c’è chi difende il 47enne livornese «Voleva aiutarli»

«Ma quale sfruttamento, ma quale schiavitù. Andrea ha sbagliato, è vero, perché far lavorare qualcuno senza contratto significa andare contro la legge, ma non si è approfittato di nessuno. Anzi, il...

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«Ma quale sfruttamento, ma quale schiavitù. Andrea ha sbagliato, è vero, perché far lavorare qualcuno senza contratto significa andare contro la legge, ma non si è approfittato di nessuno. Anzi, il suo posto sulla banchina era diventato l’ambiente ideale per l’integrazione di quei ragazzi: il clima era sempre sereno, non ci sono mai state offese né minacce. E poi non è sempre stato un lavoro a nero, visto che inizialmente li pagava con i vecchi voucher». A prendere le difese di Caroti, il 47enne arrestato per caporalato dalla guardia costiera e dai carabinieri, sono un suo dipendente livornese assunto in modo regolare e un altro pescatore. Spiegano che «erano i migranti a chiedere di lavorare ogni mattina», aggiungono che «Caroti pagava a loro sia la colazione che il pranzo», sottolineano che «quei giovani erano entrati anche nel cuore della sua famiglia, tanto che una volta la madre di Andrea venne con una teglia di lasagne e la offrì a tutti». Insomma, raccontano un quadro «completamente diverso da quello ricostruito

durante le indagini». E sull’episodio del 23enne senegalese costretto a tuffarsi in mare per paura di un eventuale controllo della capitaneria di porto, nonostante non sapesse nuotare, i due evidenziano «una situazione poco chiara, dato che a bordo c’erano soltanto loro due». «E poi - chiudono - non è mica l’unico pescatore che aiuta i migranti in questo modo: è stato etichettato come un delinquente, quando

invece ha commesso

solo delle leggerezze».

(g.t.)

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