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Livorno

Viviani, da Romeo al cuore amaranto «La chiave è Sottil»

di Gianni Tacchi
Viviani, da Romeo al cuore amaranto «La chiave è Sottil»

Il livornese è stato vice-allenatore del Pisa per cinque anni «Partita speciale, devo tutto ad Anconetani ma tifo Livorno»

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LIVORNO. Lo dice subito, prima di sottolineare il valore aggiunto Sottil e di parlare delle sue cinque stagioni sulla panchina nerazzurra. «È la mia partita, è vero, ma sia chiara una cosa: sono nato a Shangai, il mio cuore è amaranto e batte per il Livorno. A Pisa ho lavorato a lungo e mi sono tolto le soddisfazioni più grandi della mia carriera, ma davanti al derby non ho alcun dubbio». Ecco, tolto un peso che tanti livornesi gli «rinfacciano ancora», Mauro Viviani disegna la grande sfida di oggi e punta sul Livorno, «perché ha grandi qualità e un allenatore che sa leggere le partite come pochi, particolare che è determinante soprattutto in un campionato del genere con cinque cambi». Ex vice-allenatore del Pisa tra il 1988 e il 1993, ma soprattutto uomo di fiducia di Romeo Anconetani che lo portò in nerazzurro dopo aver visto giocare la sua Campese in Seconda categoria, adesso Viviani è docente di tecnica calcistica a Coverciano e insegna ai più giovani. Dal campo alla lavagna e viceversa, insomma, con gli occhi puntati oggi sull’Arena Garibaldi.

Mister, il derby torna dopo otto anni. Sensazioni?

«Intanto sarà un dispiacere giocare senza la curva amaranto, che tra l’altro si sta riprendendo a livello di tifo dopo qualche anno di stasi, ma comunque sono sicuro che lo spettacolo non mancherà. Stiamo parlando delle due squadre più forti del girone, complete in ogni reparto e con le qualità per fare il vuoto, visto anche lo scarso valore di tutte le altre».

Il Livorno arriva a +8 e con una partita in meno rispetto al Pisa: proverà a gestire?

«Ma no, un derby non si gestisce mai, anche perché poi il rischio è quello di recriminare qualcosa tra due o tre mesi. Al Livorno non manca nulla per andare a Pisa e fare la sua partita, ma anche al Pisa non manca nulla per mettere in difficoltà il Livorno».

Beh, forse Sottil...

«Già, grazie a lui il Livorno è favorito sia in questo derby che per la promozione diretta, mentre Pazienza deve ancora dimostrare tutto. La guida tecnica è fondamentale sotto ogni punto di vista».

Chi può fare la differenza?

«Ci sono tanti giocatori di categoria superiore, ma nelle ultime partite ho visto Luci completamente rigenerato. Ecco, mi aspetto molto da lui».

E i giovani?

«Gasbarro da una parte e Birindelli dall’altra sono i due ragazzi più interessanti, ma il Livorno ha preso anche altri giovani di qualità: penso a Perez, a Ponce e così via. Insomma, il mercato è stato fatto con una logica e i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Ma vorrei fare una riflessione proprio sui giovani, visto che si parla molto di questo tema».

Prego.

«Secondo me è sbagliato imporre regole e obblighi per farli giocare, anche perché poi si rischia di mandare in campo chi non è all’altezza. Se uno è bravo, gioca. Punto. Solo così un movimento può crescere».

Lei fece esordire Gattuso a Perugia in un’amichevole e voleva portare Cristiano Lucarelli a Pisa, quando entrambi erano due ragazzi.

«Appunto, avevano qualità e meritavano delle chance. Anconetani mi mandava anche a seguire i giovani come osservatore: una volta andai in Sud America a un torneo preolimpico e segnalai Cafù, Asprilla e Montero, strappando opzioni che il Pisa fu costretto a vendere perché all’epoca, in serie B, si poteva avere solo due stranieri e in rosa c’erano già Simeone e Chamot».

Ma ha rimpianti per non aver mai lavorato nel Livorno?

«Io lasciai Livorno da giovanissimo, andando a giocare nel Torino e nel Genoa prima di fermarmi per alcuni infortuni gravi. Da allenatore ho passato invece stagioni stupende e rifarei tutto, ma sì, il mio sogno era ed è quello di collaborare con il Livorno, anche a livello di settore giovanile. Dentro sento sempre il fuoco, la lampadina è accesa: credo di poter dare ancora qualcosa al calcio».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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