Bottiglia in tribuna, sospeso il giocatore
Rossetti ha chiamato Pellegrini della Pro Livorno e si è scusato per aver colpito la figlia: «Ho sbagliato, giusto che paghi»
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CECINA. «Ho chiesto scusa a lui e alla sua bambina, e gli ho domandato come stava la piccola». Non cerca alibi Simone Rossetti, l’attaccante del Cecina che domenica scorsa al termine del match contro la Pro Livorno Sorgenti ha gettato una bottiglia di acqua che è finita in testa alla figlia di Michael Pellegrini, giocatore della squadra avversaria. La bimba di 4 anni era in tribuna con la mamma e la nonna. Il gesto, lo ricordiamo, ha generato un parapiglia sugli spalti, principalmente fra le famiglie dei due calciatori coinvolti (riportiamo alcune testimonianze nell’articolo qui a fianco, ndr). Fatto sta che allo stadio Loris Rossetti sono arrivati polizia e carabinieri, e che la piccola è stata portata al pronto soccorso, dove dopo le cure dei medici è stata dimessa nel tardo pomeriggio con un referto di cinque giorni. Non solo, in ospedale è andata a farsi vedere anche la mamma di Pellegrini, come del resto un’ambulanza è arrivata allo stadio per verificare le condizioni della madre di Rossetti. Insomma, un parapiglia generale, su cui la polizia, che segue le indagini, deve ancora fare completamente chiarezza. Pellegrini, dal canto suo, conferma di aver ricevuto la telefonata di Rossetti. «Mi ha chiesto scusa - dice -, la bambina è un po’ spaventata ma sta bene e a me interessa questo. Per me è tutto a posto, ora non penso ad azioni di nessun tipo, poi valuterò».
Il fatto in sé, ossia il lancio della bottiglia, è ben delineato, ma gli uomini del commissariato di Cecina, che nel tardo pomeriggio di domenica hanno ascoltato Simone Rossetti (accompagnato dal suo avvocato Simone Rossi, che è anche vicepresidente del Cecina calcio), la sua famiglia e quella di Pellegrini, vogliono vederci chiaro. A indagini concluse, spetterà all’autorità giudiziaria valutare il comportamento di Rossetti dal punto di vista penale, mentre il giudice sportivo dlela Figc si esprimerà entro giovedì, dopo che l’arbitro avrà consegnato il referto del match.
Intanto Rossetti ha chiesto scusa a Pellegrini. «L’ho chiamato - dice l’attaccante rossoblù - perché ho sbagliato, oltretutto conosco lui e la sua famiglia, abbiamo anche giocato insieme un anno al Castelbadie. Ho sbagliato ed è giusto che paghi, ma non voglio smettere di giocare a calcio, lo sport è la mia vita. Sono laureato in scienze motorie, lavoro nel settore sportivo e gioco a calcio da quando avevo 17 anni». Spiegazione del gesto di domenica? Un atto istintivo, forse anche di paura. «A partita terminata - racconta - sono tornato a prendere le scarpe in panchina e mi hanno tempestato di offese. Ho alzato gli occhi e ho visto che in mezzo al tumulto, sulla tribuna, c’erano anche i miei genitori. Devo aver avuto paura e istintivamente ho lanciato in aria la bottiglia, senza voler colpire nessuno, tantomeno la bambina di Michael».
Intanto il presidente del Cecina, Massimo Gazzarri, ieri, ha chiarito la posizione della società. «Aspettiamo l’esito delle indagini condotte dalla polizia – conferma – ma intanto Rossetti è sospeso dall’attività in attesa delle decisioni dalla giustizia ordinaria e sportiva. Dopo la gara, l’ho accompagnato al commissariato insieme all’avvocato e vicepresidente Simone Rossi, che ne ha preso la difesa. Mi dispiace, ha commesso un errore sebbene sia un bravo ragazzo. In serata, dopo l’interrogatorio, ha telefonato a Pellegrini per scusarsi».
«Il gesto di Rossetti – prosegue il presidente – è sbagliato, ma non è di sicuro pensato. Perché Simone non voleva certo mirare e prendere la bambina, questo è fuori luogo. Sono episodi che non devono succedere, siamo rammaricati. Attendiamo il comunicato ufficiale di giovedì per conoscere la decisione del giudice sportivo e poi vedremo. Intanto, domani sera (stasera, ndr), alla ripresa degli allenamenti, parlerò ai ragazzi negli spogliatoi. E andremo avanti preparando la partita di domenica, ancora al Loris Rossetti, contro il Cascina».
Anna Cecchini
Michele Falorni
Il fatto in sé, ossia il lancio della bottiglia, è ben delineato, ma gli uomini del commissariato di Cecina, che nel tardo pomeriggio di domenica hanno ascoltato Simone Rossetti (accompagnato dal suo avvocato Simone Rossi, che è anche vicepresidente del Cecina calcio), la sua famiglia e quella di Pellegrini, vogliono vederci chiaro. A indagini concluse, spetterà all’autorità giudiziaria valutare il comportamento di Rossetti dal punto di vista penale, mentre il giudice sportivo dlela Figc si esprimerà entro giovedì, dopo che l’arbitro avrà consegnato il referto del match.
Intanto Rossetti ha chiesto scusa a Pellegrini. «L’ho chiamato - dice l’attaccante rossoblù - perché ho sbagliato, oltretutto conosco lui e la sua famiglia, abbiamo anche giocato insieme un anno al Castelbadie. Ho sbagliato ed è giusto che paghi, ma non voglio smettere di giocare a calcio, lo sport è la mia vita. Sono laureato in scienze motorie, lavoro nel settore sportivo e gioco a calcio da quando avevo 17 anni». Spiegazione del gesto di domenica? Un atto istintivo, forse anche di paura. «A partita terminata - racconta - sono tornato a prendere le scarpe in panchina e mi hanno tempestato di offese. Ho alzato gli occhi e ho visto che in mezzo al tumulto, sulla tribuna, c’erano anche i miei genitori. Devo aver avuto paura e istintivamente ho lanciato in aria la bottiglia, senza voler colpire nessuno, tantomeno la bambina di Michael».
Intanto il presidente del Cecina, Massimo Gazzarri, ieri, ha chiarito la posizione della società. «Aspettiamo l’esito delle indagini condotte dalla polizia – conferma – ma intanto Rossetti è sospeso dall’attività in attesa delle decisioni dalla giustizia ordinaria e sportiva. Dopo la gara, l’ho accompagnato al commissariato insieme all’avvocato e vicepresidente Simone Rossi, che ne ha preso la difesa. Mi dispiace, ha commesso un errore sebbene sia un bravo ragazzo. In serata, dopo l’interrogatorio, ha telefonato a Pellegrini per scusarsi».
«Il gesto di Rossetti – prosegue il presidente – è sbagliato, ma non è di sicuro pensato. Perché Simone non voleva certo mirare e prendere la bambina, questo è fuori luogo. Sono episodi che non devono succedere, siamo rammaricati. Attendiamo il comunicato ufficiale di giovedì per conoscere la decisione del giudice sportivo e poi vedremo. Intanto, domani sera (stasera, ndr), alla ripresa degli allenamenti, parlerò ai ragazzi negli spogliatoi. E andremo avanti preparando la partita di domenica, ancora al Loris Rossetti, contro il Cascina».
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