Il Tirreno

Livorno

Arrestato con le bombe in auto, ipotesi vendetta personale - Video

di Federico Lazzotti
Arrestato con le bombe in auto, ipotesi vendetta personale - Video

Livorno, per gli esperti quattro ordigni erano letali e potevano essere innescati in pochi secondi. La polvere da sparo sarà analizzata. Pc e telefono dell’ex rappresentante ai raggi x

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LIVORNO . Non un atto terroristico di matrice politica e nemmeno un collegamento diretto o indiretto con la criminalità organizzata. Ma neanche – come ha cercato di spiegare ai finanzieri quando è stato fermato – un modo esplosivo per festeggiare in spiaggia l’arrivo del nuovo anno. È anche attraverso l’esclusione di piste considerate «improbabili o fantasiose» che gli investigatori stanno cercando di scoprire in che modo, perché e contro chi, Stefano Del Carratore, 65 anni, ex rappresentate di medicinali con qualche grattacapo (archiviato) con la giustizia, volesse utilizzare le quattro bombe che nel pomeriggio di giovedì 16 novembre trasportava sulla sua Smart quando è stato arrestato dai finanzieri nei pressi della rotonda di Porta a Mare.

In questo contesto, ad oggi, l’ipotesi considerata più probabile e sulla quale si stanno concentrando i militari coordinati dal pubblico ministero Massimo Mannucci, è quella di una vendetta personale. Ma contro chi? Difficile al momento fare supposizione. Quello che è certo è che i finanzieri nelle ultime quarantotto ore stanno setacciando (e continueranno a farlo) la sfera privata del sessantacinquenne: rapporti d’affari, vita sentimentale e amicizie. Legami dietro ai quali potrebbero nascondersi attriti, o desideri di vendetta tali, da spingerlo a confezionare gli ordigni per farli esplodere o soltanto per usarli come forma di intimidazione.

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Qualche spunto investigativo in più potrebbe essere nascosto nel telefono cellulare e nel computer dell’ex rappresentate. Entrambi i dispositivi sono stati sequestrati dai militari e in parte già passati ai raggi x. In particolare gli esperti sono a caccia di messaggi, telefonate o tracce di conversazioni via chat che risalgono ai giorni precedenti all’arresto. Forse da questa analisi sarà anche possibile capire dove Del Carratore ha acquistato il materiale per confezionare le quattro bombe: polvere da sparo, polistirolo, inneschi e il telecomando. O se invece si sia rivolto a una terza persona che gli avrebbe fornito (o venduto) il prodotto finito.

Certo è che l’aspetto più inquietante emerso dall’analisi, seppur parziale, degli ordigni, è che questi potevano uccidere. Soprattutto se le bottiglie di plastica, già collegate alle bombe con del nastro isolante nero, fossero state riempite con bulloni, chiodi o altri oggetti capaci di ferire, come purtroppo accade negli attentati terroristici. Vero è che nel momento in cui le bombe sono state trovate in uno scatolone ai piedi del sedile passeggero erano innocue e non potevano esplodere. Ma sarebbero bastati pochi secondi e altrettante semplici operazioni per renderle pericolose. Come? Era sufficiente – spiegano gli esperti – collegare il filo elettrico al detonatore, inserire la batteria e accendere il telecomando per poi inviare l’impulso e far così partire la scintilla capace di innescare l’esplosione.

Toccherà adesso al reparto speciale degli artificieri di Pisa, gli stessi intervenuti giovedì, analizzare la polvere contenuta nei quattro cilindri, circa duecento cinquanta grammi ciascuno, per un totale di un chilo e cento di esplosivo sequestrato. In attesa delle risposte che arriveranno tra qualche settimana, alcune indiscrezioni raccontano che Del Carratore, ora agli arresti domiciliari, sia un appassionato di caccia.

Un aspetto non secondario perché tra le possibilità c’è quella che l’uomo possa aver utilizzato la polvere da sparo contenuta all’interno delle cartucce. Tutti dubbi ai quali lo stesso indagato potrà rispondere lunedì 20 novembre quando comparirà davanti al giudice per l’udienza di convalida.
 

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