Il Tirreno

Livorno

«Sei il diavolo», poi schiaffi e sputi a una ottantenne - Il video

di Federico Lazzotti
«Sei il diavolo», poi schiaffi e sputi a una ottantenne - Il video

Livorno, nei video registrati dalla polizia i maltrattamenti della badante nei confronti degli anziani coniugi. A far scattare le indagini la denuncia di due operatori 

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LIVORNO . «Ma perché sei così cattiva con me?». La signora Lina – la chiameremo così – 85 anni e un lieve forma di Alzheimer, è stata appena presa per il collo, trascinata con forza dal centro della stanza fino al letto e sbattuta sulla sponda in alluminio dalla badante che dal febbraio 2015 si sarebbe dovuta prendere cura di lei e del marito, 89 anni, ventiquattro ore al giorno. «Perché tu cattiva con tutti», risponde Doina Iancu, romena di 60 anni arrivata in Italia nel 2009, prima di colpirla con uno schiaffo in faccia e proseguire. «Perché tu cattiva con tutti...drago che sei», ripete. E ancora, alzando il volume della voce: «Semi del drago, sei... semi del drago, semi del drago».

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È questa una delle violenze registrate tra il 29 ottobre e sabato scorso da una delle telecamere nascoste istallate dagli agenti della squadra mobile nell’appartamento nel centro di Livorno dove gli anziani, entrambi ex impiegati del Ministero, vivono. Nel film dell’orrore contenuto in un video della durata di circa due minuti e finito agli atti dell’inchiesta coordinata dal pubblico ministero Massimo Mannucci, ci sono angherie fisiche e psicologiche. «Tu sei il diavolo», urla la sessantenne. «Satana», ripete. E poi continue sgridate, rimproveri e violenze, umiliazioni, spinte, sputi, tirate di capelli, schiaffi, pugni e offese avvilenti. Tutto sotto gli occhi del marito infermo. «Era terrorizzato – racconta chi ha condotto le indagini – e non in grado di reagire, così per paura di ritorsioni restava in silenzio seduto sulla poltrona».

LA DENUNCIA. A far scattare l’indagine che ha portato alla liberazione dei coniugi e all’allontanamento della badante su disposizione del giudice per le indagini preliminari, la denuncia presentata i primi di ottobre dagli operatori sociosanitari di una associazione di volontariato che un paio di ore al giorno portano fuori da casa i due ottantenni. «Sul corpo dell’anziana – hanno raccontato alla sezione della questura che si occupa dei reati contro la persona – abbiamo notato graffi ed ematomi sospetti che ci sono sembrati strani». Sono iniziati così gli accertamenti della squadra mobile per verificare se dietro a quella segnalazione ci fossero delle reali violenze o se invece si potesse trattare di ferite fortuite, casuali, che magari l’anziana si era procurata da sola sbattendo contro qualche mobile o cadendo.

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Così che gli investigatori hanno scoperto che la coppia, senza figli e parenti stretti che potessero occuparsi di loro, era seguita da quasi tre anni da una badante assunta con un regolare contratto (1.400 euro al mese più contributi) dall’amministratore di sostegno nominato dal giudice tutelare. È stato l’uomo, vicino di casa della coppia, il primo con cui gli agenti hanno parlato. Poi – dopo la richiesta al pubblico ministero – gli investigatori hanno installato le telecamere: un volume di quasi trecento ore di registrazioni che deve essere ancora esaminato tutto, ma da quale sono emersi elementi tali da iscrivere nel registro degli indagati la badante con l’accusa di maltrattamenti aggravati.  Ma non solo. Perché oltre ai soprusi, è emerso che la donna teneva gli anziani in una sola stanza, li cambiava quasi mai e nonostante gli 800 euro al mese che le venivano consegnati per fare la spesa, l’alimentazione dei suoi assistiti era appena sopra la soglia della fame.

IL MOVENTE. Difficile anche per gli inquirenti capire che cosa potesse spingere la sessantenne a maltrattare la coppia. Una possibile chiave di lettura l’ha fornita una delle persone ascoltate a sommarie informazioni che ha fatto capire che l’uso di alcol potrebbe essere la molla delle violenze anche perché queste sarebbero avvenute non tutti i giorni ma in alcune circostanze.

LE INDAGINI. È lo stesso capo della squadra mobile a spiegare come «l’inchiesta sia ancora in corso». Il motivo? Oltre a dover analizzare tutto il materiale registrato, gli inquirenti hanno scoperto che la badante lavora in Italia dal 2009, sempre a Livorno, e prima di occuparsi di questa coppia di anziani ha lavorato anche in altre case. Possibile che abbia compiuto le stesse angherie anche su di loro?

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