Il presidio
Tari “gonfiata”: ecco come capirlo e farsi rimborsare
Il ministero dell’Economia: i possessori di cantine e box rischiano di aver pagato di più. Il caso Portoferraio
LIVORNO. Solo all’Elba spunta Portoferraio. Ma in tutta la Toscana – dove i Comuni sono 276 – chissà quanti altri casi ce ne saranno. Con Pisa che, invece, usa un metodo di calcolo tutto suo. È caos sulle cartelle della Tari, dopo che il sottosegretario al ministero dell’Economia e delle Finanze, Pier Paolo Baretta, rispondendo a un’interrogazione del parlamentare 5stelle Giuseppe L’Abbate, ha di fatto stroncato città come Milano, Genova, Napoli e Catanzaro che, per errore, avrebbero “gonfiato” le bollette dei rifiuti anche di centinaia di euro l’anno. Come? Moltiplicando la “parte variabile” – una delle voci che compongono la tassa, il cui importo dipende dal numero delle persone che vivono in casa – per uno, due, tre, quattro o X volte a seconda del numero di pertinenze registrate al Catasto: box, solai, soffitte, cantine, garage, etc. etc. Tanto che in alcune circostanze – fanno sapere gli addetti ai lavori – la somma da versare potrebbe perfino raddoppiare, teoricamente senza alcun limite.
IL CASO PORTOFERRAIO
E a Portoferraio, all’Elba, ora l’amministrazione rischia di dover rimborsare parecchi cittadini. Ad ammetterlo è lo stesso Comune, contattato ieri dal Tirreno. «Per le abitazioni che hanno solo una pertinenza non cambia nulla – spiegano dall’Ufficio tributi – ma dalla seconda in avanti viene inserita una voce indicata come parte variabile». Di fatto – stando alle informazioni fornite da Palazzo civico – si paga almeno un centinaio di euro in più all’anno, come se in casa vivesse un’altra persona. Che però non produce rifiuti. Quindi dov’è l’errore? È qui: ogni pertinenza della casa deve essere sì conteggiata, in caso contrario sarebbe abusiva, ma solo per la sua “parte fissa”, quella calcolata moltiplicando i metri quadri per un coefficiente deciso da ogni singolo Comune. Chi possiede un garage di 20 metri quadri, infatti, non deve pagare una seconda “parte variabile”, ma solo sommare le grandezze di cantine, solai e quant’altro. A stabilirlo, in una nota ufficiale, è stato lo stesso sottosegretario all’Economia, Pier Paolo Baretta.
IL CALCOLO TUTTO PISANO
Dalla Sepi – la società che a Pisa gestisce il servizio di riscossione tributi – assicurano che la bolletta non risulta gonfiata. E meno male, visto che a Pisa (fra i comuni capoluogo) le tariffe sono già le più care della regione. Ma qualcosa di strano, pur senza nessuna “parte variabile” in più, c’è. Le pertinenze degli immobili, infatti, vengono tassate circa due euro al metro quadro. «Le consideriamo in modo distinto dalle case» – spiega Claudio Grossi, il direttore di Sepi – alla stregua delle «utenze non domestiche, applicando però la seconda tariffa più bassa della categoria». Grossi precisa che la modalità di calcolo ricalca, «in media, quella delle tariffe fisse delle utenze domestiche».
MOLTI COMUNI IN REGOLA
La maggior parte dei Comuni ha dichiarato al Tirreno di essere in regola. È il caso di Livorno, Viareggio, Massa, Follonica e Piombino. Ma anche Lucca, Pontedera, Cecina, Rosignano, San Miniato, Altopascio e tutti i territori in cui c’è Alia Servizi ambientali, come Empoli, Pistoia e Prato. Mentre da Grosseto e Carrara, fino a ieri sera, non sono arrivate indicazioni. Come a Camaiore. Il consiglio degli esperti è quello di rivolgersi ai singoli Uffici dei tributi. «Il ministero si è impegnato a dare delle indicazioni – spiega Cesare Cava, commercialista ed esperto tributario di Pisa – ma il consiglio che mi sento di dare ai cittadini, per sapere se possono ottenere dei rimborsi, è quello di rivolgersi al Comune o a un proprio consulente di fiducia».
COSA CONTROLLARE SULLA BOLLETTA
Ma come controllare se il Comune ha fatto bene i conti? Non è troppo semplice. A Repubblica Economia ha provato a spiegarlo Giuseppe L'Abbate, deputato che ha acceso i riflettori sulla vicenda con un’interrogazione parlamentare “La prima cosa da fare è guardare con attenzione la bolletta con cui il Comune ci richiede il pagamento della Tari e soffermarci sul dettaglio delle somme da versare. Qui l’ente specifica - con tanto di dati catastali - la superficie tassata” chiarisce a Repubblica Economia L’Abbate. “In corrispondenza della casa e di ciascuna pertinenza (garage, posto auto scoperto, cantina e così via) l’avviso di pagamento riporterà le voci ‘quota fissa’ e ‘quota variabile’. La quota fissa comparirà, con il relativo importo, con riferimento alla casa e a ogni pertinenza. La quota variabile, invece, dovrebbe riportare un valore apprezzabile in corrispondenza del solo appartamento, e la cifra 0 in relazione alla pertinenze. Se per il garage, ad esempio, compare un valore superiore, è quella la cifra che abbiamo versato in più e di cui possiamo richiedere il rimborso entro cinque anni dal versamento”. A scanso di equivoci, verifichiamo tutti gli avvisi Tari ricevuti, dal 2014 in poi.
COME RIAVERE I SOLDI
Una raccomandata con ricevuta di ritorno per recuperare i soldi versati. Il suggerimento arriva dal sito dello studio legale Martusciello di Napoli. Secondo quanto riportato sul portale, infatti, si può chiedere il rimborso citando, nella lettera indirizzati al Comune o a chi invia le cartelle della Tari, gli estremi dell’interrogazione parlamentare 5-10764 del 18 ottobre 2017. Alla richiesta vanno allegati gli avvisi di pagamento che contengono: il riepilogo dell’importo da pagare e il dettaglio delle somme, i dati catastali dell’immobile, la superficie, il numero degli occupanti e le quote fisse e variabili che compongono la tassa. In caso di rigetto, entro 60 giorni, si può fare ricorso alla Commissione tributaria provinciale.
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